Problema stadi, Marotta: «Segnano il gap tra Italia ed Europa»

Giuseppe Marotta ha contribuito dal 2018 in poi a riportare l’Inter ai vertici del calcio nazionale e in maniera competitiva anche nell’Europa che conta. Ma, da dirigente scafato, l’attuale presidente nerazzurro è conscio che la competitività di una squadra deve partire da una solidità a livello societario e soprattutto infrastrutturale. Questo il sunto del pensiero espresso ieri all’Auditorium San Barnaba, a margine del premio «Fede, speranza e carità» che lui stesso ha ricevuto per l’impegno nel sociale, a livello personale e come dirigente di società.
Il tema impianti
Il discorso sull’impiantistica parte da una domanda riferita alla condizione del Brescia e di Brescia, che da anni si interroga su come sia possibile rilanciarsi in un stadio vetusto come il Mario Rigamonti. Ma è un discorso che Marotta, come presidente dell’Inter, sta affrontando anche a Milano per quel concerne la possibilità di costruire un nuovo San Siro, avendo di recente presentato insieme al Milan una proposta d’acquisto dello stadio. «Il problema delle infrastrutture è generale della nostra Italia – spiega Marotta – che è fanalino di coda sul tema. Basta immaginare che negli ultimi 10 anni sono stati costruiti 153 stadi in Europa e solo 2 nel nostro Paese. La dice lunga sul problema, che dev’essere colmato e rappresenta il gap con il resto dell’Europa calcistica. Da sempre invochiamo l’intervento della politica perché, da soli, credo che nessuno sia in grado di costruire stadi adeguati ai tempi moderni».
Cambio di modello
Quello dello stadio è solo uno dei problemi del Brescia, che da anni annaspa in serie B senza vedere una vera luce in fondo al tunnel. Perché una città così ricca non riesce ad esprimere qualcosa di importante a livello calcistico? «Il modello di riferimento del calcio, specie nel Nord Italia, è profondamente cambiato – spiega Marotta da osservatore –. Si è passati dal mecenatismo, come quello di Gino Corioni. Tutte le province lombarde sono in difficoltà, le uniche due che fanno eccezione sono Como e Bergamo con l’Atalanta, rispettivamente di proprietà indonesiana e americana. Ormai sono poche le società in mano ad una proprietà italiana, è un problema di fondo. Si può sopperire con la competenza: nel caso del Brescia non è facile ritornare in serie A, ma bisogna avere fiducia».
Riconoscimento

Come detto, Marotta in San Barnaba è stato premiato insieme a Spillo Altobelli, campione del mondo ’82, simbolo del Brescia prima e dell’Inter poi. «È un’icona e un esempio da seguire, può generare un desiderio di emulazione nei giovani». Quanto a se stesso, Marotta parla così dell’impegno sociale scherzando anche sul palco con un tifoso juventino speciale: «Ho ricevuto molto nella vita – spiega il numero uno nerazzurro sul palco – e credo sia giusto restituire in parte quello che ho avuto. Mi adopero, anche nella mia società, per aiutare i più sofferenti, lo sport è un veicolo potente e in alcune circostanze è una vera terapia. Abbiamo creato una squadra per disabili intellettivi due anni fa e ora ne faremo una per disabili motori. Lo sport è anche inclusione: ho avuto la fortuna di vincere tanti scudetti, ma questo premio lo ricevo con grande soddisfazione».
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