Problema stadi, Marotta: «Segnano il gap tra Italia ed Europa»

Il presidente dell’Inter ieri premiato in San Barnaba: «Serve l’aiuto della politica. Per il Brescia non è facile tornare in serie A, ma bisogna avere fiducia»
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, riceve il premio in San Barnaba - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, riceve il premio in San Barnaba - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Giuseppe Marotta ha contribuito dal 2018 in poi a riportare l’Inter ai vertici del calcio nazionale e in maniera competitiva anche nell’Europa che conta. Ma, da dirigente scafato, l’attuale presidente nerazzurro è conscio che la competitività di una squadra deve partire da una solidità a livello societario e soprattutto infrastrutturale. Questo il sunto del pensiero espresso ieri all’Auditorium San Barnaba, a margine del premio «Fede, speranza e carità» che lui stesso ha ricevuto per l’impegno nel sociale, a livello personale e come dirigente di società.

Il tema impianti

Il discorso sull’impiantistica parte da una domanda riferita alla condizione del Brescia e di Brescia, che da anni si interroga su come sia possibile rilanciarsi in un stadio vetusto come il Mario Rigamonti. Ma è un discorso che Marotta, come presidente dell’Inter, sta affrontando anche a Milano per quel concerne la possibilità di costruire un nuovo San Siro, avendo di recente presentato insieme al Milan una proposta d’acquisto dello stadio. «Il problema delle infrastrutture è generale della nostra Italia – spiega Marotta – che è fanalino di coda sul tema. Basta immaginare che negli ultimi 10 anni sono stati costruiti 153 stadi in Europa e solo 2 nel nostro Paese. La dice lunga sul problema, che dev’essere colmato e rappresenta il gap con il resto dell’Europa calcistica. Da sempre invochiamo l’intervento della politica perché, da soli, credo che nessuno sia in grado di costruire stadi adeguati ai tempi moderni».

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Il premio Fede, speranza e carità in San Barnaba

Cambio di modello

Quello dello stadio è solo uno dei problemi del Brescia, che da anni annaspa in serie B senza vedere una vera luce in fondo al tunnel. Perché una città così ricca non riesce ad esprimere qualcosa di importante a livello calcistico? «Il modello di riferimento del calcio, specie nel Nord Italia, è profondamente cambiato – spiega Marotta da osservatore –. Si è passati dal mecenatismo, come quello di Gino Corioni. Tutte le province lombarde sono in difficoltà, le uniche due che fanno eccezione sono Como e Bergamo con l’Atalanta, rispettivamente di proprietà indonesiana e americana. Ormai sono poche le società in mano ad una proprietà italiana, è un problema di fondo. Si può sopperire con la competenza: nel caso del Brescia non è facile ritornare in serie A, ma bisogna avere fiducia».

Riconoscimento

Marotta in platea insieme a Spillo Altobelli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Marotta in platea insieme a Spillo Altobelli - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Come detto, Marotta in San Barnaba è stato premiato insieme a Spillo Altobelli, campione del mondo ’82, simbolo del Brescia prima e dell’Inter poi. «È un’icona e un esempio da seguire, può generare un desiderio di emulazione nei giovani». Quanto a se stesso, Marotta parla così dell’impegno sociale scherzando anche sul palco con un tifoso juventino speciale: «Ho ricevuto molto nella vita – spiega il numero uno nerazzurro sul palco – e credo sia giusto restituire in parte quello che ho avuto. Mi adopero, anche nella mia società, per aiutare i più sofferenti, lo sport è un veicolo potente e in alcune circostanze è una vera terapia. Abbiamo creato una squadra per disabili intellettivi due anni fa e ora ne faremo una per disabili motori. Lo sport è anche inclusione: ho avuto la fortuna di vincere tanti scudetti, ma questo premio lo ricevo con grande soddisfazione».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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