Calcio

FeralpiSalò, Pasini in lacrime si gode il trionfo: «Il nostro un miracolo»

Il presidente: «Una cittadina come Salò a questi livelli? È straordinario»
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FERALPISALO', VITTORIA E SERIE B

Un miracolo che ha un nome ed un cognome: Giuseppe Pasini. La sua creatura, la FeralpiSalò, raggiunge la Serie B dopo quattordici anni di professionismo, con un percorso straordinario, pieno di ostacoli superati di slancio grazie ad una virtù che ha appreso nel tempo, ovvero la programmazione. E così al triplice fischio il presidente, che non riesce a trattenere le lacrime, è il più osannato.

Chi lo conosce bene, sa che questa vittoria sportiva ha per lui il sapore di una realizzazione personale. Intercettato tra i festeggiamenti, sul rettangolo verde del Turina, Pasini commenta così la promozione della sua squadra: «Questo è un grandissimo miracolo. Una cittadina come Salò che riesce ad arrivare a questi livelli è qualcosa di straordinario. Si tratta di una squadra che alla fine abbraccia sia il Garda che la Vallesabbia, perché nasce da una fusione, e approda nella seconda serie del calcio italiano. È un’impresa; abbiamo fatto la storia».

Dietro le quinte

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Giuseppe Pasini festeggia la promozione della FeralpiSalò

Il numero uno della FeralpiSalò cerca di spiegare i motivi del successo: «Credo che alla fine abbia vinto la mentalità operaia di questa squadra, che non ha mai mollato. L’unità del gruppo ha fatto la differenza, con i singoli che sono riusciti ad esprimersi al meglio anche dopo momenti difficili, vedi Siligardi, che è cresciuto moltissimo e poi è diventato fondamentale». Dopo stagioni in cui il club verdeblù ha speso molto per puntare alla promozione, la pandemia ha cambiato i piani societari. Si è deciso per un ridimensionamento che alla fine è stato vincente.

La scelta di puntare sui giovani, promuovendo tra l’altro nel ruolo di direttore sportivo il classe ’96 Andrea Ferretti, è stata azzeccata: «Questa promozione è venuta forse nella stagione meno indicata, perché c’erano tantissime incognite, a partire dalle avversarie, alcune delle quali erano corazzate. Significa che siamo stati bravi tutti. Fondamentale è stata la calma, il non farsi mai prendere dall’ansia e dalla pressione, il non avere fretta.

Abbiamo imparato dai nostri errori e anche da quelli degli altri: c’è per esempio chi diceva (Rosso del Vicenza, ndr) che avrebbe vinto con venti punti di vantaggio. Un plauso va fatto anche a questa società, che non ha mai cercato il passo più lungo della gamba ed è rimasta equilibrata. Le vittorie vengono anche fuori dal campo, grazie a chi lavora dietro le quinte».

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Le immagini di FeralpiSalò-Triestina
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Non è stata una stagione facile. Ci sono stati tanti alti e bassi, ma la FeralpiSalò è stata brava a tenere botta, piazzando poi l’accelerata decisiva nel momento migliore: «Siamo stati bravi nel gestire i momenti difficili. Io ho capito che si poteva fare qualcosa d’importante quando abbiamo vinto con il Vicenza in casa (2-0 il 12 marzo, ndr). Quella per noi è stata una gara fondamentale, perché ci ha permesso di tagliarli fuori dalla corsa promozione. In quel frangente ho avuto la consapevolezza che avremmo potuto chiudere davanti a tutti».

Eppure la FeralpiSalò non partiva con i favori del pronostico, anche se guidata da uno dei migliori tecnici italiani in circolazione: «Non eravamo i più attrezzati, ma siamo stati i più forti. Dietro alla vittoria c’è anche tanto Vecchi. La scorsa estate ha avuto delle offerte, ma noi sapevamo benissimo che sarebbe stato fondamentale trattenerlo. E così alla fine la nostra scelta si è rivelata vincente».

Chiusura sul derby che potrebbe saltare la prossima stagione: «Mi auguro che il Brescia rimanga in B perché al di là di tutto merita di stare lì. È giusto che ci sia un po’ di rivalità tra noi, ma è una rivalità sana, esattamente come quella che c’era con il Lumezzane. È sempre da stimolo per alzare l’asticella. Ora che siamo riusciti a salire, vorrei tanto disputare il derby. Non voglio dunque perdere la speranza e faccio un in bocca al lupo alle rondinelle perché riescano a rimanere in cadetteria».

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