Liberatoria. Da record. Stupendamente storica. Brutta e sporca, anche cattiva. Di rigore. Ogni aggettivo e definizione di sorta sono buoni: quel che conta è che stiamo parlando di una vittoria del Brescia. Che serve per un sacco di motivi: intanto, per ritornare a issarsi - in un mercoledì che ha detto bene anche sugli altri campi - al secondo posto in classifica in condominio col Lecce e di nuovo a un punto dalla vetta. Esattamente quel che ci voleva.
Il significato della vittoria
Tre punti santi e benedetti che hanno anche un contorno gustoso: spezzato il tabù dello Scida dove il Brescia non era mai stato da tre punti fino a ieri e soprattutto nona vittoria esterna in stagione. Che significa aver eguagliato la serie delle rondinelle del 2014. Questo è un di più, non è quel che conta adesso: ma è un fatto che va sottolineato e festeggiato. Tutto ciò dopo una partita, ironia della sorte, portata via con un calcio di rigore concesso per un fallo di mano di Cuomo su sponda di petto del soldato Moreo. Una dinamica, quella del movimento del difensore del Crotone, che è stata la fotocopia della movenza di Ba all’ultimo secondo della sfida con l’Alessandria: solo che stavolta Volpi non ha avuto dubbi nel fare quel che andava fatto, ovvero fischiare la battuta dagli 11 metri.



