Calcio

De Biasi: «Brescia, vai forte: ai play off devi arrivare correndo»

Fabrizio Zanolini
L’ex giocatore e allenatore biancazzurro riceverà domani l’applauso del Rigamonti insieme a Mutti e Salvioni: «Sette anni non si dimenticano facilmente»
De Biasi raggiante con Baggio a Siena nel 2004 - Foto Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it
De Biasi raggiante con Baggio a Siena nel 2004 - Foto Reporter Zanardelli © www.giornaledibrescia.it
AA

Cinque stagioni con la V sul petto calcando tutte le tre categorie professionistiche con anche la fascia sul braccio. Poi, una stagione e mezza guidando la squadra dalla panchina con il vanto di essere stato l’ultimo allenatore del Brescia ad aver raggiunto la salvezza in serie A. Gianni De Biasi, domani sera, sarà al Rigamonti invitato dalla società come grande ex; con lui, anche Lino Mutti e Sandro Salvioni, altre due ex rondinelle che sono rimaste nel cuore dei tifosi più attempati.

I ricordi di De Biasi partono da quegli anni: «Dopo la promozione in A (1980-81, ndr) e la retrocessione in B, ci fu la caduta in C. Era il 1982 e io avevo richieste dalla Lazio, ma decisi di restare a Brescia anche in C: una scelta di cuore che da capitano ritenevo un dovere dover fare».

Da sinistra, Mutti e Salvioni - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra, Mutti e Salvioni - © www.giornaledibrescia.it

Allora e oggi

Quella C che al Rigamonti s’è tornati a vedere 40 anni dopo: «Resto convinto che nella terza serie di allora ci fosse più qualità. Ma anche una ventina d’anni fa: io vinsi da allenatore la serie C a Modena nel 2000-2001, la successiva serie B con lo stesso organico e di quella squadra in 7 giocarono poi titolari in serie A, dove ci salvammo. Ed era comunque un calcio sostenibile, perché non puntammo su “ex giocatori” delle categorie superiori, ma soprattutto su giocatori, d’esperienza così come giovani, che conoscevano la categoria e che avevano fame. Un po’ come so che il Brescia ha fatto per ripartire».

Già, la ripartenza. Quella che trova un giudizio positivo da parte del tecnico trevigiano: «Io sono tra quelli che pensano che se c’è una persona che vuole fare calcio e lo vuole fare in maniera seria, ben venga. E il presidente Pasini, che s’è preso a cuore la situazione, mi pare proprio possa essere quel tipo di persona».

Il cammino

Quello dell’Union Brescia, che De Biasi conosce solo sulla carta non avendo avuto mai modo di vedere all’opera la squadra: «Non certo per essere snob, ma seguo solo la serie A. Però so del tentativo di rincorsa al Vicenza, che sta di fatto facendo un campionato a sé. Vicenza che, tra l’altro, è allenata da Fabio Gallo che è stato il mio secondo in Azerbaijan nel 2020 quando allenavo la Nazionale azera». Un campionato a sé che lascia solo la corsa al secondo posto, molto importante per il miglior esordio (direttamente nei quarti di finale, ndr) nel play off.

Ma agli spareggi promozione, meglio arrivarci con la miglior testa o la miglior condizione? De Biasi non ha dubbi: «Io li ho vinti con il Torino vincendo nove delle ultime dieci partite della regular season. Quindi, arrivarci con la condizione migliore possibile è determinante. Chiaro che conta anche la condizione mentale per sopportare la pressione emotiva. E non farsi spaventare dalle calde piazze del sud». E a proposito di calore, come si immagina il suo ritorno sotto la Curva del Brescia domani sera? «È rimasta sempre una certa simpatia per Brescia: cinque anni da calciatore e due da allenatore non si possono dimenticare. E poi – ride – ho allenato Roby Baggio, mica pinco pallino…».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato

Icona Newsletter

@Sport

Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.

Suggeriti per te

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...