La Coppa d’Africa della discordia rischiava d’essere un precedente

Non si spengono le polemiche dopo la vittoria a tavolino assegnata al Marocco, il Senegal annuncia il ricorso al Tas
Gianluca Barca
L'effimera festa del Senegal dopo la vittoria di Rabat sul Marocco - Foto Epa/Jalal Morchidi © www.giornaledibrescia.it
L'effimera festa del Senegal dopo la vittoria di Rabat sul Marocco - Foto Epa/Jalal Morchidi © www.giornaledibrescia.it

Che altro poteva fare la commissione d’appello della Confederation of African Football se non assegnare al Marocco la vittoria, 3-0 a tavolino, dopo la caotica conclusione della finale della Coppa d’Africa, disputata a Rabat lo scorso 18 gennaio?

I fatti

Allo stadio Prince Moulay Abdellah, la partita si era conclusa con la vittoria del Senegal sui padroni di casa (1-0). Sul campo però le cose erano andate in maniera decisamente anomala. Tutto era successo nei minuti di recupero, sullo 0-0. Al 92’, per un fallo sull‘ ex interista Achraf Hakimi, il Senegal si era visto annullare dall’arbitro, il congolese Jean-Jacques Ndala, il gol dell’attaccante Ismaila Sarr, rapido a ribattere di testa la palla in rete dopo la traversa colpita suo compagno Abdoulaye Seck.

E poco dopo, quando le squadre parevano avviate ai supplementari, richiamato dal Var e dopo lunga consultazione, lo stesso arbitro aveva assegnato il rigore alla formazione di casa, per un intervento in realtà assai dubbio del centrocampista del West Ham El Hadji Malick Diouf sull’ex milanista Brahim Diaz.

Proteste feroci da parte dei giocatori del Senegal che l’allenatore Pape Thiaw convinceva a un certo punto addirittura a lasciare il campo e rientrare negli spogliatoi, mentre il capitano Sadio Mane si sbracciava per dire a suoi di restare. Caos e sospensione per 17 minuti. Durante i quali i tifosi del Marocco minacciavano a loro volta di invadere il terreno di gioco. Alla fine i senegalesi accettavano di riprendere la partita. Nessuna sa cosa gli era stato promesso durante la sosta. Fatto sta che Brahim Diaz è andato sul dischetto (il rigore era stato confermato) è ha tirato un penalty che pareva un passaggio al portiere.

Retropensiero

Quasi che l’accordo fosse: «Ok, se tornate, il rigore lo sbagliamo e poi ci giochiamo la coppa ai supplementari». Fantascienza? Forse. Poi il Senegal ha vinto con un gol di Pape Gueye. Festa e cortei a Dakar. Ma si poteva passare sopra che «Les Lions de la Teranga» se n’erano andati dal campo per protesta contro un rigore, per quanto forse inappropriato? «Se una squadra si rifiuta di giocare o lascia il campo prima della fine regolare della partita senza l’autorizzazione dell’arbitro, sarà considerata perdente e agli avversari verrà assegnata una vittoria per 3-0», dicono gli articoli 82 e 84 del regolamento della Coppa d’Africa. Sulla base di ciò il Senegal è stato dichiarato sconfitto per forfait. La federazione senegalesi ha dichiarato che farà appello al Tas, il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna.

I giocatori nelle ultime ore hanno postato foto e immagini dei festeggiamenti, scrivendo «la realtà è questa, non è costruita con l’intelligenza artificiale». Ma immaginate che precedente avrebbe potuto costituire il riconoscimento ufficiale della vittoria del Senegal. La prossima volta che una squadra dovesse sentirsi danneggiata dall’arbitro, potrebbe ugualmente decidere di lasciare il campo appellandosi a ciò che è accaduto in Coppa d’Africa.

E se la Juve avesse fatto lo stesso dopo il caso Bastoni contro l’Inter? Ci mancherebbe solo di avere un campionato in cui chi non è d’accordo col Var, o con una qualunque decisione arbitrale, se ne va negli spogliatoi e torna solo dopo le insistenze degli avversari. A questo punto perché non provare con la separazione delle carriere tra arbitri e addetti al Var... già che ci siamo?

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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