Cittadella di lacrime: per il Brescia tra errori e crisi c’è il terzo ko di fila

Se Paganini non ripeteva, il Brescia sì. Offrendo repliche di spezzoni delle ultime due partite. E così un’altra gara che sarebbe potuta finire in parità, iniziata con un’altra defezione nel riscaldamento (out Paghera), va in archivio come ko. Allo stesso modo, una partenza aggressiva che produce un vantaggio quasi istantaneo viene vanificata da errori - l’1-1 figlio di una papera di Lezzerini è sconcertante - che se li commettessero i compagni di squadra del calcetto, questi verrebbero esclusi. E alla medesima maniera, il Brescia finisce ancora una volta ribaltato pur con la forza di riprendere il risultato con tanto di «favola Bertagnoli» salvo poi farselo scappare di nuovo. Ancora per dabbenaggine.
C’è poi una variante sui temi perché sulla scena, da pessimo attore protagonista, va collocato anche l’arbitro Perenzoni che non ha ravvisato un rigore per fallo di mano su tiro di Borrelli: viste e riviste le immagini nel dopo gara, era impossibile non accorgersene. Solo che l’arbitro le immagini avrebbe potuto vederle live: ma non ha effettuato il check come invece aveva fatto sul 2-1 togliendo (in quel caso correttamente) un rigore assegnato al Brescia. Tra l’altro nell’azione del 3-2 definitivo - rete convalidata attraverso la gol line camera perché Besaggio aveva tentato un salvataggio sulla linea - c’erano in campo due palloni e lui non se ne accorge: per quanto da regolamento sia ininfluente, è emblematico.
Tutto ciò per arrivare al sodo: terza sconfitta di fila e dossier «crisi» aperto. Andiamo intanto a un punto sul quale tutti si interrogano: Daniele Gastaldello, in una posizione che scotta e ieri anche espulso per proteste, sarà al suo posto (mentre i nomi di D’Angelo e Venturato circolano) mercoledì contro il Palermo. A ogni modo, ieri sera, più che irritazione con l’allenatore come dopo il Bari, filtrava che l’attenzione è puntata anche sulla squadra che può e deve fare di più quanto a determinazione. E se è sacrosanto mettere nel calderone delle responsabilità i giocatori - ieri fischiati al Tombolato e anche contestati al coro di «tirate fuori gli attributi» - quel che resta negli occhi è quella appunto di una gara decisa da episodi e/o errori - sui quali niente può centrare l’allenatore - e quindi da casualità. Ma che fotografa tuttavia la stessa casualità propria di un Brescia privo di un filone, una identità.
Eppure, i presupposti erano stati ottimali con un diagonale di Moncini a indurre Frare all’autogol al 4’ e col Brescia con già la chance di chiudere tutto all’8’: ma il colpo del ko sempre sul piede di Moncini si trasforma in una conclusione debole in braccio a Kastrati. Un errore sottoporta che «chiama» un errore in porta: quello colossale di Lezzerini che si fa passare tra pancia e braccio sul suo palo un tiro cross - o anche meno - di Carriero. Un colpo che rimette la partita, iniziata a sorpresa da Gorini con due trequartisti e una punta, in equilibrio. Scosso all’improvviso dal pallone calciato da Vita dai 20 metri: gol bellissimo. Molto meno il fatto che nessuno, da Papetti, a Van de Looi a Huard si sogni di provare almeno a contestarlo.
Già detto di un rigore revocato al Brescia, si passa a una ripresa in cui Gastaldello prova a scuotere il suo albero inserendo Borrelli e Olzer per Bianchi e Bjarnason. Ma non si vede o non si capisce quale sia di preciso il nuovo piano partita che semmai si inventa Bertagnoli i quale , in campo da 13’ dopo quasi 11 mesi è pronto su un rimpallo derivato da un cross di Dickmann. Il Brescia, che costruisce poco e disordinatamente, si segnala come vivo, ma destinato a soccombere come accade al 37’ dagli sviluppi di una rimessa laterale malamente regalata e con Mangraviti a farsi tagliare fuori da Maistrello. Preoccuparsi non solo è giusto, ma anche saggio.
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