È tornato, da tre anni, a casa. Anche se, parole sue, «dopo tanto tempo in giro, sei un po’ un figlio dell’Italia». Alessandro Calori, aretino doc, ha lasciato Udine per riprendere la via della Toscana dove, nella sua Arezzo, aveva ancora una casa e pure una casa-vacanze che gestisce da una decina d’anni, anche se «sto facendo un po’ fatica ad ambientarmi perché gli anni sono passati e io, come i vecchi amici, sono cambiato».
Ma questo basta e avanza per chiedere all’ex rondinella e poi tecnico del Brescia lumi sull’avversaria che Balestrero e compagni incontreranno domenica, visto che ha seguito spesso dal vivo, la stagione scorsa, il cammino vincente degli amaranto.
Calori, che Arezzo troverà il Brescia?
Troverà una squadra che gioca un 4-3-3 discretamente offensivo grazie a due ottime ali come Tavernelli e Pattarello. Lì davanti c’è pure Arena a supporto di una punta centrale imponente come Cerri, uno dei nuovi arrivi. È una squadra che gode di tanto entusiasmo. La serie B qui mancava da quasi vent’anni. In più, stanno rifacendo lo stadio pezzo a pezzo, tutto coperto. E queste sono cose che "scaldano" i tifosi.
L’entusiasmo ha contagiato anche i giocatori, visto alcuni exploit contro avversarie blasonate nelle amichevoli estive...
Vero, anche se questo resta calcio d’agosto. Diciamo che è una squadra che può fare un buon campionato, anche se deve ancora assemblarsi al meglio e imparare a conoscere una categoria che non vive da tempo. Credo che possa mirare a una salvezza tranquilla, con eventuali ambizioni future.
E del Brescia, che ci dice? L’ha seguito l’anno scorso?
L’ho seguito più volte. Oltretutto, ci sono in rosa diversi ragazzi che ho allenato come Rizzo, Marras e Crespi. Ottimi giocatori in una rosa più che competitiva. Ma, soprattutto, dietro c’è una società solida e ambiziosa: Pasini è un grosso personaggio a capo di una bella rinascita. E oggi come oggi è la cosa più importante. Poi è chiaro che conta la qualità e questa squadra sta lavorando su quanto fatto la scorsa stagione, con la conferma di un allenatore d’esperienza. Insomma, tanti ingredienti che fanno pensare al meglio.
In un girone che, sulla carta, non vede grosse antagoniste...
Non si vedono grandi rivali: per questo Brescia è la candidata numero uno alla promozione diretta. C’è tutto, anche sotto l’aspetto ambientale, per riportare Brescia a rivivere quei momenti belli del passato.
Ha parlato di Corini: un bresciano, tra tanti bresciani in società, alla guida del Brescia. Può fare la differenza anche questo spirito?
Il senso d’appartenenza s’è un po’ dimenticato nel calcio professionistico, ma andrebbe ricercato. Conoscere il territorio, il valore della maglia che tu stesso hai indossato: sono valori che ti danno quel qualcosa in più. Ora servirebbe anche lì uno stadio nuovo.
Arezzo-Brescia, prima partita dell’annata, seppur di Coppa Italia: da tecnico, cosa direbbe ai propri giocatori? Per prima cosa, non farsi male?
No,direi di giocarsela per vincere visto che è gara ufficiale e perché da questi match cominci a trarre giudizi e vedere il frutto della preparazione. Per questo mi aspetto una sfida combattuta.



