L’acciaccato Brescia per l’impresa: col Trento in cerca del poker

Il Brescia, o quel che ne resta, apre casa per la prima volta nel 2026 (oggi alle 14.30). E lo fa navigando l’onda delle vibrazioni sulle cui frequenze aveva chiuso il 2025 tra le mura amiche: sempre e solo in emergenza, eppure sempre e solo - da che è arrivato Corini in panchina - straordinariamente vincente. E ancor più straordinariamente secondo con l’aggiunta di poter contare sulla miglior difesa.
Fatti e dati che raccontano moltissimo: a esempio di come la squadra, nonostante da circa tre mesi faccia i conti con incredibili assenze, dimostri di avere valori che vanno ben oltre quelli delle armi tecnico tattiche. Ma anche, per contro, di come il campionato si snodi su livelli modesti: «Basta» - si fa per dire - mantenere il pieno controllo di sé a livello mentale, per riuscire a dimostrare di avere comunque qualcosa in più di tutti. Ma la rima con la parola «vittoria» non è automatica: e se va sistematicamente cercata e guadagnata anche trovandosi nelle condizioni di rosa ideali, nelle circostanze in cui si trova ora il Brescia, ogni successo finisce per diventare una piccola grande impresa da celebrare. E da utilizzare per coltivare autostima e consapevolezza.
Mercato e dintorni
In attesa dei recuperi, in attesa di un mercato che si pensava e sperava avrebbe potuto regalare qualcosa già in avvio di questo mese. Tuttavia come da facile previsione anche questa sessione invernale, come ogni sessione invernale, si sta rivelando complicata: per fare le cose fatte bene serve la pazienza. Servono i soldi. In alcuni casi troppi: come per Lescano e Marras, che restano prime scelte così vicine, eppure così lontane se non si troverà un punto d’incontro rispettivamente con Avellino e Reggiana.
Il Brescia, anche aspettando di capire se in queste ore la semina avvenuta su altri campi di mercato porterà frutti, ha scelto di temporeggiare. Ma non si potrà andare troppo per le lunghe e già la prossima settimana dovranno arrivare risposte, all’altezza delle aspettative che il rilancio delle ambizioni hanno (ri)generato. Ma non solo: al di là di colpe e spiegazioni rispetto a una situazione infortuni che potrebbe benissimo diventare un caso di studio, non si può nemmeno dire che il Brescia sia assistito dalla buona sorte.
Oggi, contro un Trento che sta rispettando il pronostico di un buon campionato, da squadra che gioca un buon calcio, Corini deve fare a meno dell’unico uomo di costruzione di cui dispone, Alberto De Francesco. Steso dalla febbre che ha debilitato pure Armati, oggi recuperato a forza e presumibilmente solo per la panchina. Insomma, anche nel cielo è scritto che non si può andare avanti troppo a tirare la corda e a sfidare il destino a suon di extra sforzi. Che a ogni modo, oggi, in quella che sarà una delle poche partite in cui si affrontano due squadre che giocano e non «rompono», andranno nuovamente ricercati. Possibilmente non avendo paura, ma facendosi accompagnare da un Rigamonti che va definitivamente preso. A caccia di un poker di vittorie, a difesa del secondo posto. Quel che resta del Brescia, ci prova.
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