Calabria e la fascia del Milan sulle orme di Baresi: «Un’emozione grande»

Il terzino di Adro è il nuovo capitano dei Campioni d'Italia: «Sono qui fin da piccolino è un sogno che si avvera»
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

Con la fascia. Davide Calabria a Marsiglia // INSTAGRAM AC MILAN
Con la fascia. Davide Calabria a Marsiglia // INSTAGRAM AC MILAN

L’assaggio c’era già stato nell’ultima, trionfale stagione, quando era stato capitano in tutte le partite degli ultimi mesi, salvo poi dover lasciare ad Alessio Romagnoli l’onore di alzare il trofeo dello scudetto. Ora che il centrale a fine contratto è passato alla Lazio, per Davide Calabria si apre ufficialmente una nuova era, quella da capitano del Milan.

Qualcosa che era scritto nelle stelle, nei numeri, forse nel Dna. Di certo è rossonero quello del ventiseienne terzino destro di Adro, uno degli emblemi del Milan di Pioli: da fischiato a osannato, da contestato a parte integrante di quella squadra capace di tornare sul tetto d’Italia 11 anni dopo l’ultima volta. E ora anche capitano, con i crismi dell’ufficialità, come fino a 25 anni fa era stato un altro bresciano, quel Franco Baresi che all’epoca fece lo stesso di Calabria: arrivò giovanissimo nel vivaio, esordì presto in prima squadra, ne divenne un punto fermo (e inimitabile).

«Mi auguro di vincere la metà di quanto ha vinto lui e di fare la metà di quanto ha fatto per il Milan», disse con modestia Calabria nella sua Adro pochi giorni dopo il Tricolore. «Sono molto contento per Davide, perché con noi ha fatto tutta la trafila», disse Baresi al nostro giornale all’indomani della conquista dello scudetto.

Intervista

Quelle parole, col senno di poi, sapevano di investitura per il terzino franciacortino. Ora porta i gradi di capitano e non nasconde la felicità: «La fascia? È un’emozione grande. Sono qui da piccolino: è un sogno che si avvera - ha detto in un’intervista a Dazn -. Milanello? Qui si respira la storia. Ci sono tante foto che raccontano cos’è il Milan».

E ancora, sul tricolore centrato a maggio: «Lo scudetto è stata l’emozione più bella della mia vita. Qualcuno ci ha preso per pazzi, ma ci abbiamo sempre creduto. Si sentiva nell’aria la voglia di vincere e noi eravamo sicuri di vincerlo».

Maturità

Parole da leader e da grande, come quelle che qualche giorno fa ha scritto sul proprio profilo Instagram commentando l’assurda vicenda di Alika Ogorchukwu, l’uomo picchiato a morte a Civitanova Marche. «È ingiustificabile fregarsene, riprendendo la scena con il telefonino - è il sunto del suo pensiero -. Siamo tutti colpevoli: una classe politica sempre più vergonosa, i politici che pensano ai loro poteri anziché aiutare una popolazione in difficoltà, noi cittadini inermi davanti alle ingiustizie». Parole da chi è cresciuto, dentro e fuori il campo. E che vuole confermarsi: in rossonero e in azzurro, prendendosi la titolarità anche con l’Italia.

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