Niente è come sembra, niente è come appare perché niente è reale (cit. Franco Battiato). Non lo è nel mondo parallelo chiamato Brescia. Un mondo nel quale non è stata definitiva nemmeno una retrocessione che abbiamo visto maturare con i nostri occhi giornata dopo giornata, figuriamoci se si poteva mettere la mano sul fuoco sul nome di un allenatore lasciato Papa a ridosso della mezzanottedi giovedì e ritrovato addirittura «spretato» all’ora di pranzo del venerdì.
Così è anche se non ci pare: al nuovo cinema Brescia stavolta in prima visione danno «la panchina sospesa». Il dopo Daniele Gastaldello non c’è. Semmai c’è un traghettatore che si chiama Luca Belingheri, l’allenatore della Primavera che domani contro la Cremonese si farà un giro di valzer in serie B munito di deroga per poterlo fare. E a questo (non) punto va persino considerate una chance per lui. Il (non) punto è che Stefano Vecchi, una scelta apparsa per la verità da subito molto particolare e strana - piena di punti di domanda - è stato niente più che un «vedo non vedo». Una specie di abbaglio che si è esaurito in un concorso di colpe di brutte figure.




