Se il suo motore ingolfato ha prodotto qualche scoppiettio contro la Salernitana, il Brescia lo deve principalmente alla catena di destra. L’istantanea è questa: scavetto di velluto di D’Andrea per Dickmann, che inforca la difesa e offre al centro per Olzer. E poi il palo. L’epilogo è sfortunato, il potenziale baluginato in quella giocata decisamente meno. Perché nell’ottica di una potenziale svolta fissa verso il 4-3-3, l’asse della «doppia D» fa drizzare le antenne a Maran. Un mix di corsa e dribbling che può annaffiare l’aridità di squadra in questi fondamentali.
L’ex neroverde
D’Andrea è arrivato da poco, ma complice l’emergenza ha esordito da titolare già lo scorso venerdì. Qualcosa si è intravisto: volontà, spunti, un paio di scariche elettriche. La più intensa proprio in quella combinazione con Dickmann. È pure parso vagamente arrugginito, ma tenendo conto che prima di venerdì aveva messo insieme poco più di un’ottantina di minuti tra campionato e Coppa Italia, è il minimo che ci si potesse aspettare. Alla vigilia Maran aveva battuto molto in conferenza sull’«atteggiamento propositivo» dell’esterno, la prestazione contro la Salernitana ha riempito e dato rotondità a quelle parole. Adesso arriva la «sua» partita, contro un passato talmente recente da fondersi col presente.




