«Sono sicuro che la ruota giri sempre per tutti e dopo la tempesta venga sempre la quiete». Si concludeva così la lettera aperta d’addio di Pippo Inzaghi al Brescia nel marzo del 2022 quasi in coda a una stagione nella quale le rondinelle, che chiusero con Eugenio Corini alla guida, non andarono in serie A per un punto e nella quale in precedenza il tecnico piacentino era già stato esonerato una prima volta salvo poi essere richiamato nel giro di poche ore perché nel contratto c’era una clausola che impediva a Cellino di cacciarlo con la squadra in piena zona play off. Fu qualcosa di incredibile.
Tre anni dopo, l’epilogo di quella lettera – un po’ un auto buon auspicio, un po’ un «anatema» – è realtà. Pippo Inzaghi, che dopo il Brescia sarebbe passato anche dall’inferno della Reggina ha ritrovato a Pisa le condizioni ideali per allenare e vincere, e mettere sul campo tutto il meglio del suo management emotivo: a livello di empatia, di capacità di far breccia nel gruppo trasmettendo un’impareggiabile passione, l’allenatore piacentino è oggettivamente inarrivabile.




