Tra la rivoluzione e la restaurazione: è un continuo rimbalzo tra questi due estremi che si consuma la gestione - sempre uguale a se stessa, come in un loop infinito - di Massimo Cellino. L’ipotesi che avevamo ventilato ieri, quella di una possibilità di reintegro per Pippo Inzaghi dopo il fallimento del tentativo di conciliazione, alla fine è uscita dai confini della fantascienza per trasformarsi in scienza esatta: quella di un braccio di ferro, legale, che si gioca non su livelli muscolari, bensì nell’ambito di una sottilissima, delicatissima e rischiosissima - guerra di nervi.
Sull’altare della quale il momento dei saluti di fine anno si è trasformato in una mezz’oretta surreale con l’assenza di chi ha accompagnato la squadra nel finale di stagione, Eugenio Corini e Francesco Marroccu, ma alla presenza di colui che la squadra l’aveva tenuta in mano per 31 giornate. Appunto, Inzaghi. Ci risiamo. Immersi fino al collo dentro un caos organizzato. Ma come stupirsi? Il fine stagione divenne un bagno di sangue dopo la promozione conseguita nel 2019, come sarebbe potuto filare tutto liscio dopo una mancata promozione vissuta con lo stato d’animo di una retrocessione?




