Calcio

Brescia, mini torneo di 7 sfide da affrontare ripartendo da zero

Voltata pagina con Corini ora sarebbe un errore pensare a questa stagione come fosse il 2019
Brescia volta pagina con Corini - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Brescia volta pagina con Corini - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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«Se pensi in piccolo, resti piccolo. Se pensi in grande, magari resti piccolo, ma almeno ti sei dato una possibilità». Era questo uno dei mantra di Gino Corioni. Attualizzando questo modo di pensare, l’in-exit Corini-Inzaghi, ha avuto come ratio (per la verità non spiegata ufficialmente, ma piuttosto palese) il provare a regalarsi l’opportunità di rinfocolare un sogno promozione sotto il quale la fiamma stava progressivamente spegnendosi: era subentrata la sensazione che avanti di quel passo, non intravedendo più la possibilità di invertire la rotta, la stagione sarebbe andata persa.

Non avremo mai la riprova, naturalmente. E magari la stagione andrà persa lo stesso: ma almeno non ci sarà il rimpianto di non aver provato il tutto per tutto «morendo con la palla in mano», come si dice nel basket. In una situazione in cui tutti - da Massimo Cellino a Francesco Marroccu che hanno giocato d’azzardo - a Eugenio Corini, si sono presi in carico una bella responsabilità. Anche perché la temperatura attorno all’esonero di Pippo Inzaghi, personaggio amatissimo e mediaticissimo, è salita alle stelle dentro un contesto in cui Cellino ne ha combinate così tante utilizzando metodi senza riguardi per nessuno e «cruenti», che hanno portato moltissimi dei suoi rapporti professionali a chiudersi in tribunale, che ormai la forma, nel valutare le sue azioni, arriva prima della sostanza. A ultimo esempio, l’aria è da questo punto di vista così inquinata, che anche una scelta come quella di dare corso dopo 5 anni a un nuovo ciclo nel settore giovanile con il cambio Botturi-Meloni alla sua guida, non si riesce ad analizzare in maniera serena tra bilanci e prospettive: nell’immaginario, c’è soltanto il siluramento dell’ennesimo dirigente.

Riflessioni

Scappa sempre un po’ tutto di mano e se su ogni decisione strategica a livello di prospettive del club nascono sospetti o fuoriescono veleni, se ogni passo intrapreso passa per essere niente più che un colpo di testa e non come il frutto di qualcosa di soppesato, se sull’esterno viene percepita poca credibilità, il Brescia non può non interrogarsi e fare approfondito mea culpa. E così, tornando al focus in oggetto, le discussioni sulle modalità del siluramento di Inzaghi, sono arrivate prima di quelle sul merito. Ovvero: l’esonero aveva tecnicamente ragion d’essere? Il trend, i numeri e i contenuti delle ultime prestazioni dicono di sì. Il Brescia pareva rassegnato e così anche l’allenatore che suo malgrado ha lasciato.

Ripercorse tante cose a mente fredda, viene da tornare al dopo Crotone quando Inzaghi si lasciò andare a quello che passò come uno sfogo, anche legittimo, in concomitanza della prima vittoria dopo le tensioni del primo esonero: «Se arriviamo primi o secondi facciamo un miracolo, altrimenti ci proveremo ai play off oppure ci riproveremo il prossimo anno perché il mio progetto è biennale». Col trend di poi, quello probabilmente non era solo uno sfogo bensì il pensiero di un allenatore ormai fiaccato nello spirito dopo la rottura di febbraio che era convinto di aver già spremuto il massimo dai suoi molto applicati sulla strada della continuità, ma mai indirizzati ai tentativi rimasti sempre colpi d’ala strozzati.

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E così anche quella connessione emotiva, che gli abbiamo sempre riconosciuto, con i suoi ragazzi, aveva pian piano finito per diventare uno scambio di vibrazioni negative culminate con la terribile prova di Lignano. «Ho il contratto anche per l’anno prossimo, ma ho in mente solo queste 7 partite e penso che ci sia tutto per provare ad andare in A» ha detto in presentazione Eugenio Corini. Sono solo parole, ma non sono solo parole: nella nuova carica motivazionale portata dal nuovo vecchio allenatore, c’è probabilmente se non tutta almeno buona parte del perché del cambio. Il fatto che Corini e Cellino abbiano fatto clamorosi passi per ritrovarsi, il fatto che l’allenatore di Bagnolo abbia messo sul piatto il ricco contratto che aveva col Lecce oltre che il suo proverbiale orgoglio attraverso la rivisitazione di un passato per il quale si è anche assunto delle colpe, significa che la voglia di crederci è reale. «Mai tornare dove sei stato felice» recita un vecchio adagio.

Ma qui Corini è stato anche triste e addolorato, ha masticato molto amaro. E adesso, il tema per provare a perseguire una missione che può riuscire come non riuscire, è lasciare da parte la fetta di trascorsi gioiosi e puntare sulla rivalsa: sarebbe un errore pensare che questa stagione sia una replica del 2019. No, questa è un’altra storia e le ultime 7 giornate saranno un’altra storia ancora: un altro mini campionato, nuovo di zecca per quanto con debiti e crediti maturati. Adesso, la pagina è voltata e al centro della scena non possono che tornare i giocatori pure loro, finora rimasti fuori da ogni discussione (anche questa una anomalia) attesi a nuove dimostrazioni: hanno espresso davvero il massimo o c’è marine? Lo scopriremo domenica, alla «prima» di campionato col Vicenza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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