È la sua partita. Ma non potrebbe essere altrimenti. Massimo Cellino e la Sardegna sono una cosa sola, Cagliari un pezzo di vita, di cuore, di passione, di lavoro. Il tutto in un vortice di gioie e dolori. Ventidue anni in rossoblù non possono passare inosservati, ovvio che questa settimana sia per lui particolare. Così come lo sono state per la squadra le due precedenti, tra la scoppola di Bari e il brodino col Cittadella. Il tutto in un clima che è andato rannuvolandosi di giorno in giorno, ma che piano piano ha visto arrivare un po’ di brezza a spazzare le nubi.
La situazione
Così infatti come la soglia nervosa si era alzata oltre i livelli di guardia al pari delle pressioni interne, così quei nervi e quelle pressioni si sono man mano ricondotti in binari standard, diciamo di normalità. Il nervosismo dato dai passaggi a vuoto sul campo e da relative esternazioni che hanno rischiato di far perdere tutti in un bicchier d’acqua, si è «asciugato». Tutti, come avevamo auspicato facendo suonare per tempo il campanello, hanno fatto la loro parte: se Giorgio Perinetti ha esercitato le sue doti di mediatore, Pep Clotet ha riordinato le proprie idee e Massimo Cellino ha capito che era il momento di alzare il piede dall’acceleratore delle sollecitazioni.




