Brescia, il bisogno di ritrovare l'elettricità

Dopo le prove con Spal e Cittadella qualche dubbio sulla tenuta mentale delle rondinelle è sorto
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Corini e Rodrigo Palacio - © www.giornaledibrescia.it
Corini e Rodrigo Palacio - © www.giornaledibrescia.it

Non è il male, né la botta, ma il livido. E quello lasciato dalla Spal ha indubbiamente condizionato la prova col Cittadella, da dove il Brescia è infine tornato con un altro male, un’altra botta e, soprattutto, un altro livido. E non esistono pomate o fasciature miracolose in grado di assorbirlo. L’unica cura, in certi casi è la forza di volontà.

Ci sono momenti in cui non ci si possono prendere turni di riposo, in cui non è possibile marcare visita in infermeria, ma al contrario occorre stringere i denti e giocare sul dolore. Superando prima di tutto uno scoglio psicologico: quel momento, per il Brescia è questo. Se il contraccolpo del gol di Latte Lath era stato tanto forte, come si può pensare ora che non lo sia altrettanto - se non di più - il sinistro nell’angolino di Cassandro?

La preoccupazione c’è ed è inutile nasconderla: che come sempre, a colpire non è tanto un risultato negativo - quando si gioca e lo si fa fino in fondo si può vincere, perdere o pareggiare -, ma le modalità con cui quel risultato eventualmente arriva.

E tra la Spal e Cittadella, gli interrogativi sulla tenuta mentale del Brescia si sono inevitabilmente moltiplicati insieme alla perplessità destata da alcuni giocatori apparsi svuotati e non armati di un consono atteggiamento da obiettivi che contano.

E a seguito di un esonero, è inevitabile che prima o dopo l’occhio di bue si sposti sui giocatori chiamati, come ogni altra componente del Brescia d’altronde, alle proprie responsabilità. I conti, di qualsiasi natura, si fanno sempre alla fine.

Sport

Calcio, basket, pallavolo, rugby, pallanuoto e tanto altro... Storie di sport, di sfide, di tifo. Biancoblù e non solo.

Che è ancora lontana visto che siamo quasi all’inizio di un nuovo campionato, quello dei play off. Per tutti, in squadra, c’è ancora tempo di riscrivere una storia che si è terribilmente complicata nello svolgimento, ma che fa ancora in tempo ad avere un lieto fine. Ed è ciò su cui è necessario focalizzarsi abbandonando immediatamente discorsi e facce da funerale.

Spendendo piuttosto le energie in un corso acceleratissimo di consapevolezza, al rialzo di una mentalità che strada facendo in questo campionato non si è mai adattata a una condizione di vertice che non era nei pronostici, ma che è diventata nei fatti che di solito contano molto di più delle griglie estive. Fatti che dicono un’altra cosa: che il Brescia nella sua incompletezza, nelle sue mancanze strutturali, nelle sue contraddizioni (non possiamo fingere che non ci siano perché essere arrivati a sabato scorso a pensare alla promozione diretta pur senza ancora aver capito - a titolo d’esempio - quali siano i ruoli di Tramoni, Léris o Jagiello è emblematico) ha comunque quel che serve per arrivare in fondo.

Abbiamo sempre sostenuto una tesi in questa stagione: che questa squadra viva molto di emotività e di simbiosi con l’allenatore, forse proprio perché squadra mediamente poco esperta e quindi con personalità ridotta. Era così con Inzaghi - con lui la squadra viveva di guizzi d’adrenalina - ed è stato così nelle prime uscite con Corini: al di là di una miglior organizzazione di gioco, si avvertiva tutta l’energia portata dall’allenatore.

Non a caso anche il diesse Marroccu parlò di palpabile, nuova, elettricità. Che nelle ultime due gare però, occorre essere onesti, non si è avvertita. E la chiave, a questo punto, non può che consistere nel riattaccare una spina che vada sui nervi (senza però farli saltare) e su un muscolo: il cuore. Di Leonessa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
"Il capo sono io!""Il capo sono io!"

I 53 sbagli che ostacolano la tua leadership in azienda (e come evitarli)

SCOPRI DI PIÙ
Delitti Bresciani, il podcast del GdBDelitti Bresciani, il podcast del GdB

I grandi casi della cronaca nera e giudiziaria che hanno varcato i confini della provincia e sono diventati casi nazionali

ASCOLTA
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ