Veloce e furioso. Ovvero Fast&Furious: come il titolo del suo film preferito. È stato effettivamente rapido, inatteso e all’insegna della personalità il debutto del 2004 Matteo Ferro, la carta jolly che Maran ha pescato dal suo mazzo per andare a cavare un ragno da quel buco nel quale il Brescia era andato a infilarsi a Reggio Emilia.
«Io c’ero», potrà dire l’attaccante della Primavera - prima punta, ma anche punta esterna come lo vedeva Possanzini l’anno passato tra i baby - che con la sua vivacità ha contribuito ad accendere la miccia buona per la rimonta in quel finalone un po’ folle. Al contrario di come è nel suo approccio alla vita il fisicato ragazzo di Verolanuova (che dopo Baronio pregusta dunque aria di «nuova gloria») dai capelli color Sinner: Matteo è infatti un quadrato studente diplomato a pieni voti e ora iscritto a Scienze Motorie.




