Brescia, esordio di ferro per Matteo Ferro: un cammino partito dalla Verolese

Veloce e furioso. Ovvero Fast&Furious: come il titolo del suo film preferito. È stato effettivamente rapido, inatteso e all’insegna della personalità il debutto del 2004 Matteo Ferro, la carta jolly che Maran ha pescato dal suo mazzo per andare a cavare un ragno da quel buco nel quale il Brescia era andato a infilarsi a Reggio Emilia.
«Io c’ero», potrà dire l’attaccante della Primavera - prima punta, ma anche punta esterna come lo vedeva Possanzini l’anno passato tra i baby - che con la sua vivacità ha contribuito ad accendere la miccia buona per la rimonta in quel finalone un po’ folle. Al contrario di come è nel suo approccio alla vita il fisicato ragazzo di Verolanuova (che dopo Baronio pregusta dunque aria di «nuova gloria») dai capelli color Sinner: Matteo è infatti un quadrato studente diplomato a pieni voti e ora iscritto a Scienze Motorie.
E che ha sempre avuto un solo e grande sogno nel cassetto, ovvero diventare forte come il suo primo idolo: il fratello Andrea. Il quale, studente di farmacia come la sorella Elena mentre Luca, il più piccolo, è alle superiori - era arrivato a giocarsi qualche chance con la Cremonese salvo poi mettere la testa sulla scuola e dilettarsi ora in Prima categoria con la Verolese 1911. Che è stata in tutto e per tutto anche la casa di Matteo. Una casa abitata a partire dai 6 anni e che strada facendo il nuovo esordiente del Brescia non si era mai sentito di lasciare nonostante parecchi osservatori gli avessero messo gli occhi addosso con relative proposte.
Ma il 2004, seguito dall’agente Sergio Lancini, non si sentiva mai pronto a lasciare gli amici. E così il tempo è passato al punto che arrivato a 16 anni, Matteo - sempre seguito con attenta discrezione da papà Vincenzo, medico, e mamma Nicoletta, casalinga - si era convinto che, rimasto fuori «dal giro», non sarebbe mai riuscito a coronare il suo desiderio di provarci sul serio col calcio.
E invece... E invece nel famigerato anno 2020, sull’uscio di Ferro è passato l’ultimo treno: quello del Brescia. Che, con Christian Botturi responsabile del settore giovanile, gli ha offerto la possibilità con un biglietto d’ingresso negli Allievi Nazionali fissando con la Verolese un prezzo a riscatto di 9.000 euro. Matteo, a quel punto maturo per capire che altre occasioni non ce ne sarebbero state, si è giocato al meglio le proprie carte. L’avventura per lui è così continuata, sebbene non in scioltezza perché la passata stagione un problema al gluteo gli è costato 5 mesi di cure e una partenza a handicap quest’anno. Dopo un periodo a scavalco con la Primavera (4 gol segnati in questo campionato), ecco le 4 panchine con la prima squadra.
Maran lo ha notato subito e a Reggio gli ha concesso l’onore dell’esordio in una gara da rimediare: non da tutti né per tutti. Lo stesso Ferro - una passione per la cucina e con Ronaldo (il Fenomeno) come modello - è rimasto colpito e pare non abbia ancora ben realizzato per tanta è stata una emozione da custodire con cura e gratitudine. Oltre che da Fast&Furious.
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