Non c’è bisogno di descriverlo il clima di muta tensione in casa Brescia. Facce che parlavano da sole attorno al pullman. Che poi, a pensarci bene, sono le facce di sempre: tristi. Perché nel Brescia la tristezza è un modo di essere e di vivere. E se non è tristezza sono musi lunghi. E poi il silenzio che comunica l’assenza della società. Possibile che anche in un momento del genere l’unico frontman sia l’allenatore? Allenatore, Rolando Maran, che non si capacita della sconfitta col Frosinone («Non abbiamo meritato di perdere, i numeri sono dalla nostra, abbiamo fatto meglio»), ma Maran che torna dove era già stato dopo il Cesena: in bilico.
Sul filo
Il tecnico trentino tanto per cambiare viaggia sul filo. Poche ore fa, a caldo, l’esonero sembrava cosa decisa e fatta. Massimo Cellino stavolta non ha seguito la squadra, ma l’eco della sua rabbia per sconfitta e scelte tecnico-tattiche – proprio come una settimana fa – è giunta anche in Ciociaria. Col passare delle ore il presidente del Brescia, terrorizzato anche dagli equilibri economici (per portare a termine la stagione dovrà sborsare di tasca propria ancora circa 3 milioni) che si intrecciano con gli scenari di un cambio di società, si sarebbe però un po’ calmato frenando gli impulsi. Riservandosi di decidere con più calma anche perché all’orizzonte c’è la sosta. Chiamare un allenatore «vero» vorrebbe dire farsi prendere economicamente per il collo e una richiamata di Pierpaolo Bisoli non è contemplata.




