Brescia, contro l’armata Genoa per giocarsi il tutto per tutto

Centodieci rigorosamente senza lode: a contorno ci sono ovviamente paura, pesantezza e incognite pensando a un futuro sempre più indecifrabile e persino angosciante. Di quell’angoscia che nell’ultimo periodo pare aver avvolto anche un Massimo Cellino sempre più cupo, pensieroso, isolato e contestato. Dove ci si gira ci si gira, non c’è oggettivamente nulla che deponga a favore di un Brescia ramingo in fondo alla classifica «forte» di quel record storico già eguagliato di 15 partite consecutive trascorse senza vittorie. L’ultima fu il 27 novembre scorso, 110 giorni fa appunto. Il tempo stringe, ma proprio perché il tempo stringe è esattamente armandosi di quella carica fatta di rabbia e frustrazione dei 110 giorni di digiuno che il Brescia deve obbligatoriamente armarsi oggi per fronteggiare la seconda della lista: una vera e propria forza della natura plasmata da Alberto Gilardino che risponde al nome di Genoa e che con sè porta un pedigree nel quale è scritto che da quando in panchina da 14 partite - è seduto il campione del mondo, i rossoblù hanno raccolto 31 punti. Nello stesso lasso di tempo, il Brescia ne ha raccolti 5. Nello stesso lasso di tempo, il Brescia ha segnato 5 gol e il Genoa 20, il Brescia ne ha incassati 22 e il Genoa 6 (peraltro la rete rossoblù è inviolata da 4 partite...).
Numeri che non lasciano scampo. Numeri che raccontano di un epilogo già così scritto, da poter...essere riscritto. Perché sì: ci sono paura e angoscia, eppure la squadra non ha mai lavorato così serena e con una fiducia di fondo come in quest’ultimo periodo. In un contesto normale, di una normale situazione di classifica, di fronte all’imparità «cartacea» del duello battezzeremo la partita che attende oggi alle 14 il Brescia come una di quelle nelle quali non c’è niente da perdere.
Presupposti
Solo che con l’acqua già alla gola, con solo 9 partite da giocare e almeno 4 vittorie da prendere per arrivare all’obiettivo minimo dei play out (attenzione comunque anche al caso Reggina che qualche sorpresa la può riservare...), il piccolo Davide è obbligato a prendere la scala e salire fino all’ultimo piolo per arrivare a guardare in faccia, occhi negli occhi, il gigante Golia.
Perché c’è tutto da perdere: sicché per alimentare chances di salvezza fin qui tenute vive da tre punticini consecutivi, occorre pensarsi grandi. O perlomeno far capire di non avere timori riverenziali: il Brescia oggi è chiamato a giocarsi il tutto per tutto con chi ne ha di più, molto di più, sotto ogni punto di vista. Data l’oggettivissima diferrenza di potenziale e possibilità, sarebbe un «grandi contro piccoli» anche se il Brescia non fosse arrivato a oggi come nessuno avrebbe mai osato immaginare ed è evidente invece che alla luce dei fatti e della cronaca, più che di differenze parliamo di un abisso a dividere le due squadre. Però vietato essere remissivi, vietato-vietatissimo pensare di aspettarla la squadra di Gilardino: sarebbe l’equivalente di un consegnarsi mani e piedi. Ci aspettiamo un Brescia all’arma bianca, o qualcosa di simile consci del fatto che già non perdere oggi sarebbe ovviamente apprezzabile. Eppure, sebbene appaia come un’eresia, nulla può essere accettato in partenza.
Quando sei disperato, purtroppo, è così. Cuore e orgoglio, motivazioni (pure quelle di un cuore Samp quale è Gastaldello), desiderio di ribellione a un destino verso il quale il Brescia s’è avviato con un errore dopo l’altro, a tutti i livelli, e in autoproduzione e che sono arrivati a generare, al di là dell’incubo retrocessione che incombe, un clima ormai irrespirabile attorno a Massimo Cellino, bersaglio unico della manifestazione ultras di giovedì, che convive ormai con una sempre più spiccata sensazione che il suo tempo qui sia finito senza però poter essere totalmente padrone degli eventi che molto - o per intero - dipenderanno dall’epilogo di questa sciagurata stagione. Quanti pensieri, quanta paura: ma la carica dei 110 giorni da digiuno va sfruttata. Non è mai finita fino a che non è finita.
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