L’amarezza che si trasforma prima in convinzione e poi in tripudio. Il lavoro, una riunione chiave, i video emozionali, le lacrime di Gino Corioni. Il Brescia sa cosa sono i play off e non sempre ha sorriso, anzi. Ma nel giugno 2010, un anno dopo l’eliminazione in finale col Livorno, scopre la gioia di vincerli. E di salire in A.
Merito di un grande gruppo, merito di un condottiero come Beppe Iachini. Che ricorda oggi quello che è stato ieri, per dare anche una spinta al domani dell’Union Brescia, che domenica inizia la scalata verso la serie B.

Mister, prima di parlare dei play off del 2010 serve fare un passo indietro. Ultima di campionato, Brescia impegnato a Padova: una vittoria vorrebbe dire promozione diretta in A, ci credono i tremila tifosi arrivati in veneto e quelli che riempiono piazza Loggia davanti al maxischermo. Invece...
Invece perdemmo 2-1 e il sogno svanì, andammo ai play off. Mi ricordo che fu una botta per noi, specialmente per aver deluso tanti tifosi. La verità però è che giungemmo a quella sfida decisiva dopo una cavalcata incredibile, perché quando arrivai io (a inizio ottobre al posto di Cavasin, ndr) eravamo più vicini ai play out che ai play off. Facemmo una grande rimonta, recuperando posizioni su posizioni. A Padova ci fu una giornata storta: forse sentimmo troppo la pressione del dover vincere a tutti i costi, prendemmo subito gol e si fece sentire anche un po’ di stanchezza.

Come gestì il momento?
Dissi prima a me stesso e poi a tutti che stavamo andando sì ai play off, ma da terzi in classifica, quindi nella miglior posizione possibile, avendo il vantaggio dei risultati e di giocare sempre in casa il match di ritorno. Sul pullman, al ritorno verso il ritiro di Coccaglio, vidi però le facce dei calciatori e capii che andava fatto qualcosa. Chiesi al team manager Piovani di organizzare la cena tutti insieme, ma soprattutto una riunione in hotel. Andammo in quella che era la sala video, dissi chiaramente che non era il momento di abbattersi, che tutto era in gioco, che Padova andava cancellata perché mercoledì ci aspettava la semifinale di andata col Cittadella. Cercai di arrivare nella testa dei ragazzi, facendo capire che quella cavalcata non poteva essere buttata via. C’era una tifoseria pronta a sostenerci e a sognare con noi. Credo che quella riunione sia stato uno dei momenti chiave dei play off.
Ce ne furono altri?
Al di là del campo sì. Decisi di fare due video emozionali da mostrare alla squadra. Uno prima del Cittadella, uno prima del Torino. C’erano le azioni salienti della stagione, i gol, le esultanze. Volevo far capire a tutti che avevamo le carte in regola per salire in serie A dopo tutto il lavoro fatto.

Torniamo ai play off: andata a Cittadella, vittoria 1-0 con gol di Mareco. Che tre giorni prima a Padova era andato in tribuna, mossa che al presidente Corioni non andò giù.
Victor fu bravissimo nella prima semifinale e rispose all’esclusione nel match precedente esattamente come mi aspettavo. Alle volte un allenatore deve fare delle scelte sia per motivare chi si trova in campo e magari non se lo aspetta, sia per far tornare la testa giusta a chi viene escluso.

Mercoledì la vittoria, domenica i brividi. Il Cittadella restituisce l’1-0, il Brescia a parità di risultati va in finale grazie al famoso terzo posto nella stagione regolare.
Non fu una partita facile, ma già lo sapevo alla vigilia anche perché alcuni ragazzi non erano al meglio della forma e andavano gestiti. Subentrò qualche fantasma della domenica precedente, per fortuna fummo bravi a scacciarlo.
Ma ebbe paura di uscire?
Onestamente no, perché sapevo della forza di quel gruppo, anche a livello mentale e non solo fisico. Nel senso che il ko di Padova ci aveva dato la sveglia. La prova fu non imbarcare acqua e affondare dopo il vantaggio del Cittadella, ma trovare la capacità di condurre la nave in porto.

Ecco quindi l’atto finale, la doppia sfida col Torino.
Loro erano appena retrocessi, una squadra da serie A, ma noi eravamo pronti a tutto. E lo dissi ai ragazzi: vinciamo. C’erano pochi giorni per preparare i match, ma a quel punto il grosso del lavoro era stato fatto in stagione. Era solo arrivato il momento di raccogliere i frutti.

Andata in Piemonte, uno 0-0 da battaglia.
Partimmo con l’idea di fare la partita, di provare a vincere. «Se andiamo là per pareggiare è la volta che perdiamo», dissi chiaro ai giocatori. Poi ne venne fuori una partita senza gol, ma giocata con carattere, grinta, cattiveria agonistica.

Ci fu il caso Rolando Bianchi: squalificato per espressione blasfema e «riabilitato» 24 ore dopo per il ritorno.
Ma meglio così, perché noi sapevamo di poter battere il Torino e non ci servivano nè alibi nè assenze. Anche qui fui chiaro col gruppo: è solo un bene che Bianchi ci sia, così nessuno ha scuse.
Come fu la preparazione al match di ritorno, quello decisivo?
Tutto sommato facile: vedevo la squadra molto carica, che aveva finalmente messo da parte l’amarezza del ko di Padova. Ogni giorno leggevamo di come il Rigamonti sarebbe stato stracolmo e ciò ci caricò ora dopo ora. Ma di quella carica giusta, che dà adrenalina, non crea tensione.
Un 2-1 entrato nella storia, Brescia in serie A.
Interpretammo perfettamente la gara: prima Possanzini, poi il rigore di Caracciolo in un Rigamonti in estasi, infine la rete di Arma del Torino quando ormai sapevamo che la promozione era cosa fatta.

Qual è l’immagine che resta di quella cavalcata?
Prima del ritorno col Torino, Gino Corioni mi chiese di venire in panchina. «Certo pres, venga. Deve festeggiare vicino a me, vicino a noi», gli dissi. E così fu. Pochi secondi prima del fischio finale, mi girai verso di lui. Si stava togliendo gli occhiali, piangeva dalla gioia, le mani sul volto. Ecco, in quel momento fui orgoglioso di aver dedicato quell’emozione a un uomo come lui.

Questo accadde nel giugno del 2010. Domenica l’Union Brescia inizia l’avventura nei play off di serie C: quale può essere un consiglio?
Eugenio Corini è un bravissimo allenatore, non ha certo bisogno di suggerimenti da me, sa benissimo come affrontare momenti e partite come quelle che andrà a vivere coi suoi ragazzi. I play off lo sappiamo, sono un terno al lotto, ma il Brescia è forte, sta nel lotto delle favorite. Può esserci sempre la sorpresa di turno, c’è poco tempo per preparare le sfide, ma credo che una cavalcata come la nostra sia ancora possibile. L’importante è crederci e credo che a Brescia ci credano tutti.



