Calcio

Brescia Calcio, Cellino vuole vendere la matricola: «Ci sono due offerte»

L’imprenditore chiede al tribunale altri 120 giorni di scudo dai creditori e si dice pronto a mettere 2,5 milioni per favorire l’operazione. Oltre a quella di Pasini – che scade il 31 marzo – la seconda proposta è stata presentata da chi in poche settimane ha comprato e rivenduto il Palazzolo
Massimo Cellino vuole evitare il fallimento
Massimo Cellino vuole evitare il fallimento
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Massimo Cellino vuole vendere il ramo d’azienda del Brescia Calcio e la storica matricola e ci sarebbero già due offerte irrevocabile d’acquisto. Per questo i legali dell’imprenditore sardo che a luglio scorso non aveva più iscritto il club, hanno chiesto al tribunale di Brescia altri 120 giorni di misure protettive, atto che per quattro mesi – oltre quelli già passati – permetterebbe a Cellino di mettersi al riparo da eventuali aggressioni del patrimonio da parte di creditori.

Le due proposte

La prima manifestazione di interesse non vincolante è quella presentata lo scorso 24 dicembre da Union Brescia di Giuseppe Pasini che ha messo sul tavolo anche un’offerta a parte per l’acquisto del centro sportivo di Torbole. Per l’acquisto del ramo di azienda composto da «tutte le attrezzature sportive, trofei e maglie, marchi e denominazione Brescia calcio, domini web, canali social, diritti audiovisivi di repertorio, la  vu e la matricola storica che dovrà essere trasferita priva di debiti o crediti di qualsiasi sorta» l’iniziale proposta di Union Brescia era stata di 700mila euro contro il milione e seicentoundicimila euro chiesti dal Brescia.   

La seconda proposta di impegno irrevocabile è invece firmata da Essezeta srl – società con capitale sociale di 10mila euro, di proprietà Massimiliano Lanzani ed amministrata da un 19enne, e che recentemente ha prima acquistato il Palazzolo calcio e poi lo ha rivenduto allo stesso imprenditore da cui lo aveva comprato. L’offerta prevede «l’acquisto della matricola, del marchio e dell’archivio Rai», mentre non sono oggetto della proposta «i debiti ed i crediti del ramo d’azienda». L’operazione di cessione del ramo d’azienda di Brescia calcio dovrebbe comunque essere autorizzata dalle autorizzata dalla Figc ai sensi degli articoli 16 e 52 delle Norme Organizzative interne della federazione.

La mossa di Cellino

Secondo quanto ricostruito Massimo Cellino avrebbe manifestato la disponibilità a versare 2 milioni e mezzo di euro per favorire l’operazione di cessione del ramo d’azienda per evitare il fallimento che ha invece chiesto la Procura di Brescia.

Ora la palla passa all’esperto nominato dalla Camera di Commercio – un avvocato milanese – incaricato di portare avanti il piano di risanamento del Brescia calcio, società che ha un debito complessivo di 19 milioni di euro tra fornitori, tesserati, dipendenti, enti di previdenza, banche, Comune di Brescia e Agenzia delle Entrate. Cellino ha fatto mettere nero su bianco che se la cessione del ramo d’azienda andasse in porto il Comune di Brescia «avrebbe la possibilità di far definitivamente sue tutte le strutture dell’impianto realizzate allo stadio Rigamonti».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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