Il 2025 del Brescia, tra crollo e rinascita: ecco la storia

Il viaggio all’inferno non è stato solo a senso unico, ma ha avuto un ritorno in volo: con la promessa di un paradiso di prospettive. E pazienza se c’è da transitare nel purgatorio della serie C.
È difficile catturare in una definizione quello che è stato il 2025 di quello che è stato il Brescia calcio e che ora è Union Brescia.
L’abisso
Sono quattro, tra la tarda primavera e la piena estate, le date che hanno caratterizzato i 365 giorni che ci lasciamo alle spalle. In poco più di due mesi si è passati dal sospiro di sollievo – il 12 maggio, dopo il successo con la Reggiana – per la salvezza centrata in extremis in serie B al dramma della notizia, il 29 maggio, di una certa retrocessione a tavolino in serie C per via di irregolarità amministrative compiute da Cellino.
Il tutto, per arrivare il 7 giugno alla «morte» – dopo 114 anni di vita – del club, non iscritto al campionato dall’imprenditore cagliaritano. Un incubo, che il 17 luglio si è poi trasformato nel sogno di sempre dei tifosi: un Brescia – con «prefisso» Union – dei bresciani a trazione Giuseppe Pasini nato con la regia della politica locale dalla trasformazione con trasloco in città della FeralpiSalò.
Non ha nemmeno senso stare a rievocare i primi sei mesi dell’anno solare: sembra, ed è, tutto così lontano. Dalle fatiche sul campo alla confusione societaria alle spaccature in spogliatoio. Dal passaggio da Maran a Bisoli per tornare a Maran in panchina. Dal sollievo del 12 maggio, all’addio di tutti i giocatori svincolati d’ufficio.
La svolta
Dalle lacrime, ai sorrisi carichi di speranza che hanno partorito l’entusiasmo che sta accompagnando il primo anno di una nuova avventura che deve ancora riservare il meglio oltre che recuperare i simboli, dalla V sulla maglia al logo dell’era Corioni.
Il «prezzo» da pagare per un’operazione che può essere catalogata con un capolavoro imprenditoriale, sportivo e sociale, è la riscoperta del difficile campionato di serie C che non capitava di frequentare da quattro decenni.
La partenza sul campo, con l’intento di provare da subito il salto in B pur con la «copertura» di un progetto triennale, è avvenuta attraverso lo zoccolo dura della ex FeralpiSalò col tecnico Aimo Diana in testa. Tecnico esonerato dopo 17 giornate e punito dai troppi infortuni che hanno decimato la squadra e che sono costate un gap di 13 punti dalla capolista Vicenza.
Da bresciano a bresciano, la panchina è ora appannaggio di Eugenio Corini che è tornato dove è già stato felice, ma con una società nuova. E una progettualità diversa.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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