Brescia, 7 giorni di attesa: intorno è caos, ma la società resta tranquilla

Il Brescia solo in mezzo alla stanza e tutto il mondo fuori. In via Solferino indossano idealmente cuffie anti-rumore: per non sentire il caos circostante. È una partita a scacchi. Il Brescia, da martedì notte - da quando ha iniziato a ricevere le prime indiscrezioni circa le irregolarità - formali, ma anche sostanziali del Lecco - cerca di restare freddo, certo della propria posizione: quella di un club sicuro che la propria prima squadra la prossima stagione disputerà il campionato di serie B in qualità di riammessa. Una convinzione che resiste a ogni sollecitazione esterna perché, dal punto di vista della società di Cellino, blindata da regole molto chiare e incontrovertibili.
La linea adesso è quella del restare sottotraccia e portare avanti senza esporsi con posizioni pubbliche la propria battaglia legale con focus sull’accertamento del rispetto delle regole da parte di tutti per capire chi ha effettivamente diritto o meno di essere in serie B la prossima stagione.
Ieri era in programma un’assemblea di Lega alla quale alla fine il Brescia non ha partecipato. In quanto retrocessa, dunque al pari di Spal, Benevento e Perugia, la società di Cellino - sebben la stagione sportiva si concluderà ufficialmente il 30 giugno - non era ammessa in linea generale. Ma avrebbe potuto prendere parte ad almeno un paio di segmenti del «conclave» perché in discussione c’erano punti relativi alla stagione 2022-2023 come a esempio un mancato pagamento da parte di Helbiz.
Per ragioni di opportunità, alla fine il Brescia ha comunque deciso di rimanerne fuori. Sul tema caldo, la Lega è uscita con un comunicato sposato all’unanimità ribadendo: «La necessità di tutelare il format a 20 squadre ricordando come la Lega di B sia stata in questa stagione protagonista di iniziative che hanno portato a nuovi più stringenti regolamenti presso la federazione in sede di iscrizione all’insegna della tutela del principio dell’equa competizione». Un no preventivo al «soprannumero» quasi scontato visto che più squadre significa meno soldi e la palla nei fatti lasciata alla Figc con implicito monito al rigore nel far seguire le regole. Passaggio non banale.
Le mosse
Nel frattempo in giornata s’era registrata la voce del Foggia che rivendica per sé il posto che eventualmente verrà lasciato vacante dal Lecco: «Perché dalla serie C sono previste 4 promozioni quindi quel posto spetta a noi». Ma le 4 promozioni effettivamente ci sono state: il Lecco rimarrà fuori per cause che non riguardano il campo (bensì l’aver mancato di indicare per tempo il campo da gioco). E comunque le Noif, come ha ricordato anche il presidente della Lega Pro Matteo Marani parlano chiaro: «Quel posto eventualmente spetterà a una retrocessa dalla serie B. Nel prossimo consiglio federale chiederò di rivedere questa normativa». Il Lecco diretto interessato ovviamente alza a sua volta il tiro e non ci sta a rimanere fuori dalla B conquistata sul campo per una questione che viene ritenuta formale.
Dal quartier generale del club di Di Nunno parlano di pec richiedenti deroghe per presentare i documenti d’iscrizione inviata il 20, ma comparsa dai terminali della Lega soltanto giovedì 23. E poco importa, a termini di Noif, che nel dare il suo via libera solo mercoledì 21 all’utilizzo dell’Euganeo il Prefetto di Padova abbia messo nero su bianco di aver ricevuto la richiesta del Lecco il 19: resta che l’indicazione del campo da gioco per le partite interne è arrivata in ritardo. E questo è un fatto. Sullo sfondo c’è sempre poi il caso Reggina (dalla Calabria è calato un silenzio tombale) mentre il Brescia intende vederci chiaro anche sulla Sampdoria perché non è nemmeno chiaro (i dubbi sono alimentati da un paio di passaggi scritti nel verbale dell’ultimo Cda e riferibili alla presa di posizione di Barnaba che era il contendente di Radrizzani) se per il passaggio di proprietà ci sia stato il ricorso o meno a un piano di ristrutturazione del debito passando da un tribunale. Conto alla rovescia: il 30 è vicino.
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