I 50 anni di Ronaldo il Fenomeno, il Brescia un pezzo della sua storia

L’esordio al Meazza con la maglia dell’Inter contro le rondinelle nel 1997, il gol liberatorio al Rigamonti dopo l’infortunio nel 2001. L’epopea di un campione che ha lasciato il segno
Giuseppe Antonioli
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L'esordio di Ronaldo contro il Brescia

Quattro matrimoni (quindi solo a -2 rispetto a Enrico VIII); un abbondante quintale di peso, distribuito su 183 centimetri di statura secondo i dati ufficiali (non è vero, non era più alto di uno sconosciuto redattore del Giornale di Brescia, presente alla sua conferenza stampa dopo Brescia-Inter, 9 dicembre 2001, che gli chiese l’autografo «per i suoi figli» e che non si è mai sognato di arrivare a 1.80); un sorriso a 32 (o più, chissà) denti, quasi perennemente stampato su un faccione da bambino felice...

Ronaldo Luis Nazario da Lima, ovvero Ronaldo il Fenomeno, è oggi al mondo da mezzo secolo e ha dedicato al calcio giocato 18 anni, con un paio di lunghe pause per infortuni alle ginocchia. La sua luce è stata abbagliante, tanto che molti lo considerano «il più grande attaccante di tutti i tempi». Che è una definizione piuttosto sciocca, a chiunque venga attribuita.

Carriera

La vittoria da protagonista della Coppa del Mondo nel 2002 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
La vittoria da protagonista della Coppa del Mondo nel 2002 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Fatto sta che parliamo di 352 gol segnati in 518 partite con squadre di club. Nell’ordine: Cruzeiro (111/76), Psv Eindhoven (57/54), Barcellona (49/47), Inter (99/59) Real Madrid (177/104), Milan (20/9), Corinthians (69/34); 98 gare ufficiali con la maglia della nazionale brasiliana, con 62 reti a referto, a cui vanno aggiunte le sette presenze e nove reti in gare «non ufficiali» e le sei, con cinque centri, con la verdeoro Olimpica.

Le quattro mogli e, soprattutto, il fatto di avere indossato in due casi le maglie di squadre tradizionalmente «nemiche», dimostrano che la fedeltà non è il suo forte e che, chiaramente, oltre al calcio il Fenomeno ha coltivato con cura altri interessi. A conferma di questo, c’è anche il suo tentativo, nel 2013, di acquistare e rilanciare la rivista Playboy dell’edizione brasiliana, tentativo fallito, tuttavia.

Impatto

Ma, ironie a parte, le imprese extracalcistiche non sono nulla rispetto all’impatto sportivo di questa macchina da gol e da spettacolo. Che esordì nel calcio italiano, alla prima giornata di serie A il 31 agosto 1997, proprio contro il «nostro» Brescia, al Meazza, in una classica partita da Inter in cui il primo «fenomeno» si rivelò essere Dario Hubner, a segno per le rondinelle con il gol del vantaggio. Poi luci su Recoba, autore dei due eurogol valsi il sorpasso.

E Ronaldo? Scatti a ripetizione, una rete annullata e una traversa. Il brasiliano avrebbe poi insaccato di testa l’1-0 per i nerazzurri nella gara del Rigamonti, nel ritorno, il 1° febbraio. Rondinelle sul suo cammino anche nella stagione 2001-2002. Quella che il Fenomeno avrebbe concluso (insieme al suo cammino interista), in lacrime dopo la sostituzione in campo. Ma che gli aveva pure ridato la gioia del primo gol dopo l’intervento al tendine rotuleo, ancora a Mompiano. Era il 9 dicembre 2001, e dopo il momentaneo pareggio di Tare una doppietta di Vieri avrebbe dato la vittoria ai milanesi.

L'esultanza al Rigamonti dopo la rete al Brescia nel febbraio 2001 - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it
L'esultanza al Rigamonti dopo la rete al Brescia nel febbraio 2001 - Foto Newreporter © www.giornaledibrescia.it

Il rigore di Pep

Sempre nel segno del Fenomeno la successiva partita, a San Siro, il 14 aprile 2002, dove a dare spettacolo fu soprattutto il Brescia, in vantaggio nel primo tempo con un rigore di Pep Guardiola, ma punito nel finale da una doppietta del brasiliano, ormai perfettamente recuperato sul piano fisico. A fine campionato, l’addio, per la totale diversità di vedute con il tecnico Hector Cuper, e l’arrivo a Madrid. I tifosi che l’avevano accolto trionfalmente, lo «salutarono» con il coro «sei uno zoppo di...».

Sic transit gloria mundi. Contro ogni aspettativa, l’avventura madridista non sarà particolarmente ricca di trofei: un campionato, una Coppa spagnola e l’Intercontinentale. Poi, nel gennaio 2007, di nuovo Italia, stavolta al Milan. I rossoneri vincono quell’anno la Champions League, senza poter inserire nella lista dei giocatori il loro nuovo acquisto, già sceso in con i Blancos nella prima fase di quell’edizione. Per lui resta la soddisfazione di un gol nel derby l’11 marzo 2007, tra l’esultanza della Curva Sud e gli improperi della Nord. L’exploit risulterà poi inutile: finirà 2-1 per i «cugini» da lui rinnegati a suo tempo.

Il gol nel derby del 2007 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il gol nel derby del 2007 - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Il ritorno in patria

Nel gennaio 2008 l’altro grave trauma: rottura del tendine rotuleo, stavolta il sinistro. Già decisamente sovrappeso e in uno stato fisico inadatto al calcio europeo, il Fenomeno tornerà in Brasile, al Corinthians.

E nel 2011 chiuderà la sua vicenda di calciatore, con un palmarès ridotto rispetto al suo impatto sul calcio, ma comunque arricchito da due Mondali vinti con la Nazionale (1994, quando però non mise piede in campo, e 2002, quando invece fu decisivo), e da due edizioni della Coppa America: 1997 e 1999.

Il «Pallone d’oro» nel 1997 e nel 2002 (senza gli infortuni ce ne sarebbero stati sicuramente altri) sono i suoi maggiori riconoscimenti invece a titolo individuale. E, tra le pagine chiare e le pagine scure, il «mistero» del malore proprio prima della finale mondiale Francia-Brasile, 1998. Del resto, senza l’alone di mistero non sarebbe il «Fenomeno».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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