Da una fine si inizia. E per un volo che è stato a planare dolcemente, c’è un nuovo cielo da conquistare. Andrea Caracciolo ha detto stop, ma allo stesso tempo anche pronti-via. E così, non solo ha fatto meno male, ma anzi: «Sono contento. Ero stanco. Non del pensiero di dover giocare una partita, ma dell’idea degli allenamenti. Li soffrivo troppo. E non sono dispiaciuto nemmeno di non aver giocato una gara d’addio. Nel mio piccolo avevo sempre sognato di andarmene "alla Totti", ma visto che non è stato possibile, va bene così».
Era già tutto scritto
Nulla è una notizia: non che il 40enne Airone per sempre abbia deciso di smettere di giocare e nemmeno che sia ufficialmente il nuovo direttore sportivo del Lumezzane Vgz. Era tutto già scritto. Solo che ieri, con la piccola cerimonia che è andata in scena negli uffici della Camozzi Group, c’è stata la presa d’atto della fine di una vera epoca calcistica di città e provincia. Soprattutto, naturalmente, della città: per 12 anni, in quattro riprese, Caracciolo è stato il Brescia, il Brescia è stato Caracciolo. Ci sono stati, in ordine sparso, il Palermo, la Samp, il Genoa, il Perugia, il Novara e prima ancora la Pro Vercelli e poi la FeralpiSalò e il Lumezzane tra i dilettanti (contro il CazzagoBornato, di sinistro, la sua ultima rete di sempre) a conclusione di una carriera da 741 volte in campo con 257 gol. Solo col Brescia sono state 418 presenze con 179 gol. Dei quali, 132 in serie B.



