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Brescia in testa, ora deve evitare un colpo di coda a Vicenza

Per le rondinelle prime in classifica oggi alle 18.30 si gioca un delicato test contro la penultima in uno stadio «Menti» ribollente
Ripartire da qui. Brescia in festa dopo il gol col Pordenone - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Ripartire da qui. Brescia in festa dopo il gol col Pordenone - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
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Con la testa e pure con il cuore siamo rimasti là al 77’ di Brescia-Pordenone a godere di un 1-0 eufemisticamente soffertissimo, ma più in generale di 10 punti in 4 partite. E sì: anche di un primo posto in classifica. Sarebbe bello poter continuare a cristallizzare il momento, ma tutto sommato è sempre più bello abbracciare il brivido e continuare a strappare lungo i bordi della strada tratteggiata dal Brescia, che oggi alle 18.30 affronta il Vicenza in trasferta, nelle prime dodici partite di campionato. Che da oggi entra in una fase clou fatta di 39 giorni scanditi da 8 partite che possono fare una stagione.

Su il caschetto, giù la testa, spada in mano. C’è da parare e colpire. A difesa di un primo posto prima di tutto da conservare (quanto è corta la classifica lassù: è tutto un attimo...) e poi possibilmente da cercare di consolidare magari iniziando a mettere una piccola distanza di sicurezza tra sé e gli altri. Ma una cosa è conseguente all’altra in un turno che sulla carta (sulla carta) può essere favorevole. Deve essere favorevole: perché il Brescia s’è messo in quella condizione in cui da grandi poteri derivano grandi responsabilità. E da grandi potenzialità, e prove di forza anche bagnate dai famosi «segnali» buoni, derivano grandi aspettative. Compresa quella di fare in modo di non avere pietà di una squadra che ha il peggior quarto rendimento europeo, che ha vinto una sola partita su 12, che ha la penultima difesa, che da 20 partite (quindi considerando anche l’ultima parte dello scorso campionato) incassa regolarmente gol. Con la media di due a partita, per l’esattezza. La fotografia di un Vicenza inquieto - che con l’arrivo di Cristian Brocchi in panchina non ha trovato la svolta post Di Carlo -, che era stato costruito con almeno mire di play off e che ora invece da del tu i fantasmi, è questa.

Ma ogni scatto, va osservato fin nell’ultimo dettaglio e nell’ultima sfumatura di grigio perché niente nel calcio, soprattutto in serie B, è mai come davvero sembra. E allora, torniamo alla partita col Pordenone e a qualche secondo prima del minuto 77: alla fatica fatta da un Brescia spremuto anche nella testa contro un’ultima in classifica che non a torto ha protestato anche per un calcio di rigore. È andata benissimo, poteva andare malissimo. Morale: maneggiare con cura, moltissima cura. Facendosi trovare mentalmente pronti a una partitaccia nella quale anche l’aspetto nervoso potrebbe avere un ruolo rilevante con l’attitudine del Vicenza a farseli saltare: i veneti sono la squadra che ha rimediato più cartellini gialli e più - già 3 - espulsioni. Il che significa che con una squadra che sente già l’acqua alla gola, occorrerà essere pronti a schivare anche eventuali provocazioni e gestire momenti agonisticamente caldissimi. Ricordando che per contro il Brescia è la squadra più «educata» del campionato in termini di cartellini. 

Inoltre: oggi al «Menti» ci saranno almeno 6.000 spettatori (ma di questi 1.000 belli caldi Bisoli & co se li portano da casa) pronti a giocarsi il tutto per tutto e a tifare contro il Brescia che, non l’abbiamo scordato, è regina di viaggi: 13 i punti presi, tanti come nessuno, via da qui. Bisognerà poi vedere in quale modo e quanto la pressione di cui sopra, per quanto a scopo benefico come si presenta alla vigilia, inciderà su un Vicenza - oggi al terzo cambio di modulo della stagione - al limite della fragilità. Ma questo non può e non deve essere un tema del Brescia. Che deve sempre e solo pensare a se stesso. E a superare un altro step lungo un percorso che lo ha portato a diventare da bellissimo ma alla lunga impossibile, a un «tipo» tremendamente solido e affidabile. E che a se stesso (e a tutti) ha dimostrato di saper vincere anche di rapina. Qui, noi, la pensiamo come Pippo: questa squadra può dare ancora di più. Può crescere nell’espressione di insieme e non deve accontentarsi. Mai.

Si riparte: possibilmente da un nuovo minuto 77.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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