Basket

Germani, questa Brescia come Neo per distruggere un campionato Matrix

I biancoblù sono simbolo delle squadre «normali» contrapposte alle superpotenze
Giuseppe Poeta durante la partita contro la Virtus Bologna - Foto Massimo Ceretti / Ciamillo-Castoria
Giuseppe Poeta durante la partita contro la Virtus Bologna - Foto Massimo Ceretti / Ciamillo-Castoria
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Prima di essere Neo è un Thomas Henderson qualunque, cittadino dell’America del 1999. Poi manda giù la pillola rossa, e scopre che ciò che vive ogni giorno non è reale. È una specie di neuro-simulazione interattiva costruita sul modello del mondo per controllare uomini e donne, immobilizzati fin dalla nascita, intrappolati in una rete di codici scritti, di stringhe di dati. È il trionfo delle macchine sugli esseri umani. Scegliendo di unirsi alla resistenza, Neo intraprende una battaglia titanica contro quel sistema.

La Germani come Neo

La Germani è Neo, e il campionato italiano è Matrix. In quest’affermazione non c’è una critica verso la pallacanestro italiana, di certo non crudele come l’inganno degli agenti Smith, Brown e Jones nel capolavoro di Andy e Larry Wachowski. C’è però il senso della portata titanica di ciò che la Pallacanestro Brescia sta facendo in un mondo dominato da oltre un lustro da due squadre.

Una è l’Olimpia Milano, l’altra la Virtus Bologna, che quest’anno, per la prima volta dal 2021, non si sfidano in finale, proprio perché in finale c’è Brescia. Che ha pazientemente hackerato il sistema, penetrandolo fino all’ultimo atto dei play off, al termine del quale si assegna lo scudetto. Lo ha fatto scegliendo una via «pirata», alternativa, coraggiosa, rischiosa. Un po’ per scelte che si sono dimostrate lungimiranti, un po’ perché non si poteva fare altrimenti (due elementi come Petrucelli e Akele, preziosi italiani, sono stati persi la scorsa estate) ha puntato su un roster cortissimo, gerarchie chiare, concentrazione massima sul campionato. Ed è stata protagonista di una stagione pazzesca. Eroica. 

Gli occhi addosso

In queste ore, dopo gara-1, nonostante l’esito negativo, gli aggettivi si sprecano. «Brescia ha giocato molto bene, è arrivata qui per darci un segnale chiaro», ha affermato Massimo Zanetti, presidente e proprietario della Virtus Bologna. «La Germani ci ha reso la vita molto difficile», le parole di Dusko Ivanovic, allenatore delle Vu Nere.

I biancoblù hanno addosso gli occhi dell’Italia intera. Soprattutto, sono osservati da chi, da anni, farebbe o fa carte false per essere al loro posto. Al posto di chi si sta giocando una finale scudetto contro una delle due big del campionato.

Come provarci

Esistono principalmente due modi per provarci. Nessuno ha capito quale funzioni meglio. Il primo prevede che un club si strutturi per essere una piccola Milano o una piccola Bologna. Funziona così. Fai una Coppa europea, costruisci un roster parecchio profondo con gente che costa, con tanto atletismo e taglia fisica, giochi una pallacanestro che preveda una difesa di livello internazionale, ti abitui a scendere in campo ogni tre giorni. Per intenderci, è la via della Reyer Venezia (che per poco non fa lo scalpo proprio alla Virtus, ai quarti) e dell’ultima Tortona.

Il secondo modo prevede che lasci perdere gli orizzonti internazionali e crei una squadra parecchio forte e piuttosto profonda, pronta a dare battaglia in campionato e ad approfittarsi dei passi falsi delle big. È la via della Trapani di quest’anno o della stessa Brescia della passata stagione (rotazione a dieci uomini, tutti potenziali titolari).

Il problema della prima via? Le squadre «s’incasinano» nei meandri del doppio impegno e alla fine bucano da una parte e dall’altra, ci mettono mesi a trovare un’identità, finiscono per essere scacco degli infortuni. Avrebbero alcune armi per infastidire le due big in una serie play off, ma si ritrovano sempre il fattore campo a sfavore e, al dunque, crollano. Il problema della seconda via? Una volta al cospetto di Olimpia e Virtus la «provinciale» di turno non ha le rotazioni dell’avversaria, né la qualità, né l’abitudine a giocare ogni pochi giorni. E, anche qui, tanti saluti.

Sovversiva

Anche per questo la Germani di quest’anno è sovversiva. Non ha seguito nessuna delle due vie e adesso, senza Ndour, è spalle al muro.

Un giocatore in più in rosa avrebbe fatto comodo? Certo. Con un giocatore in più i protagonisti di quest’anno avrebbero vissuto un’altra stagione altrettanto clamorosa? Non lo sapremo mai. Ci sarà tempo per discuterne e sarà spunto di riflessione verso il prossimo futuro. Intanto, oggi si ritorna in campo. Matrix Reloaded.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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