Germani, Mobio e il giusto approccio mentale tra Pilates e libri

L’ala ospite a Teletutto: campo, mente e corpo. A Treviso «servirà cominciare la gara nel modo migliore»
Daniele Ardenghi

Daniele Ardenghi

Giornalista

Joseph Mobio - © www.giornaledibrescia.it
Joseph Mobio - © www.giornaledibrescia.it

«È mancato l’approccio giusto a entrambe le partite e quel tanto di durezza nei momenti chiave della finale». Joseph Mobio, ventisettenne italiano d’origine ivoriana, bresciano adottivo e ala della Germani, è stato ospite ieri negli studi di Teletutto per il consueto appuntamento di Basket Time, condotto da Jacopo Bianchi. E, naturalmente, la conversazione deve cominciare dai fatti più recenti. La Pallacanestro Brescia si è conquistata la finale della Supercoppa battendo Trento 88-75, nonostante un inizio di gara poco brillante (si è trattato di un successo in rimonta). Poi, però, contro i padroni di casa dell’Olimpia Milano i ragazzi di Cotelli sono durati circa 20 minuti. E la coppa è rimasta all’Unipol Forum di Assago.

Nuova stagione

«Resto comunque convinto che abbiamo tutte le carte in regola per disputare un’ottima stagione», commenta Mobio, poche parole, sempre ben pesate. Per lui questa nuova stagione è particolare, come particolare è stata l’estate. Abituato a cambiare squadra da quasi sempre (negli ultimi anni Tortona per un frangente di campionato, poi Scafati, Cremona, Trapani e Brescia), è il re delle promozioni dalla serie A2 alla serie A.

La scorsa annata è stata la prima vissuta per intero al piano più alto della pallacanestro italiana. «Ho passato un’estate diversa - racconta -. Di solito mi ammazzo di lavoro fisico. Stavolta ho cercato anche di capire cosa posso portare in più alla squadra in questo nuovo anno. Sono convinto che l’impatto mentale e il quoziente intellettivo cestistico siano altrettanto importanti. Ho guardato e riguardato diverse partite».

Matteo Cotelli e Giampaolo Alberti - © www.giornaledibrescia.it
Matteo Cotelli e Giampaolo Alberti - © www.giornaledibrescia.it

Sempre nei mesi caldi, come era prevedibile, diverse squadre hanno bussato alla porta di Brescia. Mobio, lo scorso anno, ha avuto un minutaggio limitato. In formazioni di cabotaggio inferiore ne avrebbe molto di più. Sono cose che, per chi fa questo sport, hanno un peso. «Devo dire che non è stato un fatto importante per me – prosegue il ventisettenne –. La cosa più rilevante era il pensiero di possedere la consapevolezza di poter aiutare la squadra».

Nel frattempo, «Jo» ha approfondito – fino a guadagnare i gradi di istruttore – il Pilates. Disciplina che aiuta a sviluppare concentrazione, controllo, utilizzo del baricentro, fluidità, precisione e respirazione. «Ci alleniamo principalmente nella mattina e nella parte centrale della giornata – ricorda il giocatore –. Sono contento di poter occupare i miei pomeriggi in modo costruttivo e produttivo. Imparo a controllare meglio il mio corpo anche perché studio anatomia. Sono anche appassionato di lettura. Ho iniziato nel periodo del Covid. Mi dà pace e serenità».

Capitolo allenatori

Parlando di coach – Josepoh ne ha cambiati parecchi – l’ala dà il proprio parere circa l’approccio che preferisce: allenatore «player friendly» o sergente di ferro? «Dopo l’esperienza a Tortona (c’era Ramondino, ndr) forse ho sentito il bisogno di approcci più soft. Ma i coach più severi ti aiutano quando hai bisogno di quel tanto di carica in più. Può essere che un approccio soft ai giocatori produca approcci soft alle partite».

E Cotelli che tipo di allenatore è? «Segue la linea di Poeta, che ha sempre cercato supporto e dialogo – afferma Mobio –. Ma ha anche una squadra piena di giocatori che sanno regolarsi». Dopodomani, domenica, alle 17.30, al PalaVerde, la Germani gioca la prima con Treviso. «Dipenderà dal nostro approccio mentale all’inizio della partita – conclude Mobio –. Se riusciremo ad averne uno buono metà del lavoro sarà fatto».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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