Fattore «DR». Fattore Demetre Rivers in questo maggio da play off della Germani Pallacanestro Brescia dopo una stagione trascorsa dal giocatore tra alti e bassi, ma contrassegnata da una costante: l’energia e duttilità difensiva che sono diventate l’ago della bilancia di una squadra votata più a offendere che difendere. Trentaquattro gare disputate, altrettante giocate e sempre schierato nello starting five iniziale da coach Giuseppe Poeta, «Meech» (come tutti lo chiamano nello spogliatoio bresciano), è tornato ad essere determinante anche, appunto, nella fase offensiva della squadra in una stagione che stava prendendo una brutta piega in termine di fatturati.
La svolta in gara-2
Esordio alla prima di campionato con high season di 22 punti segnati contro Varese, acuti anche contro Cremona, Trento e Napoli prima dei 18 punti messi a segno contro Milano al PalaLeonessa lo scorso 15 marzo. Da quel giorno Rivers non è più andato in doppia cifra, complice anche l’infortunio alla mano destra che tutt’oggi sta limitando e non di poco la mobilità dell’arto. Due mesi in cui la squadra è stata brava ad aspettarlo, stimolarlo e coinvolgerlo. I play off per lui erano iniziati sotto una brutta stella, ma in gara-2 con Trieste s’è visto rifiorire tutto il talento dell’ala di Charleston. Partite da 18 e 19 punti nei round 3 e 4: prove balistiche che hanno contribuito al passaggio della serie, senza se e senza ma. Al posto giusto nel momento giusto, quando la profondità del roster diventa ossigeno, ecco l’uomo in più nello scacchiere di Coach P. Come si è visto soprattutto in Gara-3 quando Rivers è stato utilizzato (anche a causa della prova horror di Dowe) per tutta la ripresa.


