Germani al completo: il paradosso dei vantaggi combinati ai «rischi»

Piccolo quiz. Quale affermazione è vera? La prima. L’apporto dello special team schierato in apertura di quarto periodo domenica a Desio contro Cantù (Cournooh, Massinburg, Mobio, Burnell e Ndour) è stato possibile proprio perché la Germani si è presentata in Brianza a ranghi completi. Più interpreti, più soluzioni. Compresa quella di usare un assetto particolare che ha dato concreti vantaggi (specie, in questo caso, sul piano difensivo) e che ha permesso di far tirare il fiato ai «titolari», che poi hanno chiuso la gara.
La seconda. La Germani, quando è a ranghi completi, specie in attacco, dà l’impressione di giocare peggio di quando affronta le gare con almeno un’assenza. Dà l’impressione di «perdersi» per tratti della partita. È accaduto a Desio, era accaduto a Reggio Emilia alcune settimane fa. In entrambi i casi, comunque, sono maturate (sofferte) vittorie.
Risposta al quiz

Paradossalmente, entrambe le frasi sono vere. In qualche modo, ha fatto sintesi della questione capitan Amedeo Della Valle a fine gara, quando la domanda (se si vuole, provocatoria) gli è stata posta in modo diretto. C’eravate tutti, avete dato l’impressione di esservi incartati, tanto che a volte viene il dubbio che in uno in meno (uno è tanto, in una squadra che al massimo delle proprie possibilità ruota a nove) rendiate meglio.
Perché? La risposta: «Può essere vero che in emergenza si giochi meglio perché ciascun giocatore è responsabilizzato molto di più. Ma, a lungo andare, questa non può assolutamente essere la soluzione».
I numeri
Veniamo ai dati, ricordati peraltro recentemente. La Germani ha chiuso il girone d’andata eguagliando il record storico dell’anno scorso con 12 vittorie e tre sconfitte (due, se si considera che, ormai, la partita di Trapani «non è mai esistita») disputando nove gare su 15 (o, se si preferisce, 14) con almeno un assente.
In sette di queste partite l’assente era Massinburg. In sostanza, le assenze hanno pesato pochissimo sul rendimento di una squadra che – come ha ricordato Della Valle – ha trovato responsabilizzazione e risorse nei momenti di maggiore difficoltà, almeno sul piano numerico.
La vera sfida, adesso, è far funzionare il roster quando è al competo. Urge una spiegazione, partendo proprio dalle vittorie con Reggio e Cantù. Non è che quando tutti i protagonisti sono presenti poi si perde. In entrambi i casi citati, ad esempio, la Germani ha vinto. Magari, sì, facendo «più fatica» del prevedibile, anche se entrambe le gare nascondevano insidie enormi, a partire da quella del PalaBigi.
La missione
Nella fattispecie, uno dei compiti di Cotelli sarà quello di riuscire a sfruttare i vantaggi di avere nove giocatori più Ferrero pronti a scendere in campo, e di farli giocare bene (non tanto e non solo a livello estetico, ma sul piano concreto), senza pagare il dazio di quel grado di confusione che si genera quando esiste una (benché minima) variabile alle gerarchie fisse che esistono a fronte di assenze.
L’obiettivo è puntato anche su Massinburg. Caratteristiche da superstar, stagione fin qui caratterizzata da infortuni, recuperi progressivi, prestazioni un po’ metà e metà. Qualità tecniche e umane non sono in discussione. Il processo di amalgama col resto, invece, è ancora in fase di sviluppo. Considerato che alla fine con Cantù contava solo vincere, la missione stavolta è stata assolutamente compiuta. Anche grazie all’intelligenza di coach Cotelli. Che ha limitato la confusione dettata (anche) dall’abbondanza ed esaltato le possibilità dell’aver tutti a disposizione.
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