Addio a Samuel Dilas, il capitano: «Semplice e riservato, amico di tutti»

All’ottavo piano del palazzo di San Sebastiano, frazione di Lumezzane, si vive così. Tutti insieme, come in una famiglia numerosa, divisa in una manciata di appartamenti. Ci abitano alcuni giocatori e i due assistenti dell’allenatore della LuxArm Fabio Saputo. Si mangia spesso insieme, si gioca a carte, ci si trova in questo o quel salotto per chiacchierare. Si condividono i momenti lontano dal campo, che sono anche momenti lontano dalle rispettive case, e dalle rispettive famiglie. Si riposa.
Viveva così anche Samuel Dilas, 24 anni, prima che la sua vita si spezzasse in modo assurdo, domenica.
Il ricordo del capitano
Lo ricorda, scosso, e parlando spesso al presente («Samuel è», «Samuel fa») il capitano della Virtus Lumezzane Daniele Mastrangelo, guardia friulana di 32 anni, in Valgobbia dal 2019. Oltre che compagno, Mastrangelo era anche coinquilino di Sam. «In queste ore lo hanno descritto come un gigante buono. È giusto, è proprio così».
Il saluto
«Ci troveremo tutti nel pomeriggio, lo saluteremo qui a Lumezzane - racconta il capitano della LuxArm -. Poi, scenderemo a Novellara in pullman, tutti insieme». E quasi sembrerà una delle tante e lunghe trasferte che la squadra di serie B Nazionale dovrà affrontare in questa stagione, peraltro iniziata molto bene dal punto di vista sportivo. Questo, però, è un viaggio che nessuno avrebbe voluto mai fare.
A pensarci bene, il destino di Dilas è corso proprio lungo la lingua d’asfalto che solca la Valle. Un filo al quale la sua vita - improvvisamente e inspiegabilmente fragile - è rimasta appesa. Era tornato in Valgobbia giovedì dopo una decina di giorni al Civile, dove era stato curato per una polmonite. «Ricordo che l’avevo sentito tossire forte - rammenta il capitano -. Gli avevo chiesto: "Tutto bene?"». Poi, la lunga degenza.
L’ultimo incontro
Samuel e Daniele si erano intravisti giovedì, nell’appartamento all’ottavo piano del palazzo di San Sebastiano. Prima, il ventiquattrenne aveva pranzato con il compagno Edoardo Maresca. Quindi, il passaggio a casa della fidanzata, e le condizioni di salute che, improvvisamente, erano diventate disperate. Il dolore alla gamba che s’era fatta violacea, la nuova corsa in ospedale, la sera di venerdì. L’operazione per cercare di salvarlo, il quadro clinico disperato, la morte.

«A Samuel piaceva stare in gruppo - ricorda ancora il capitano -. Al contempo, sapeva apprezzare la dimensione della solitudine. In due stagioni qui non l’ho mai sentito litigare. Ultimamente, il passatempo preferito della squadra consisteva in lunghe partite a carte. Poi, quando aveva bisogno di riposare, si chiudeva nella sua stanza, in tranquillità». Si può essere forti, vincenti e professionali, e in casa Virtus queste qualità non mancano. Ma, adesso, nessuno ha molta voglia di pensare alla pallacanestro. Domenica c’è la trasferta a Faenza. «Non credo si possa spostare la gara, come è stato fatto con quella di Padova. Torneremo ad allenarci, certo. Non so come potremo preparare la partita».
In qualche modo, tutto quanto andrà avanti. Le cose grandi e quelle piccole. Come il Fantacalcio di squadra, iniziato con un’asta lassù, all’ottavo piano del palazzo di San Sebastiano. Lo aveva organizzato, per tutti, Samuel.
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