Sabrina Mazzola: la master d'oro che ha inferto un ippon alla pandemia

In fondo era quello che desiderava, lo sognava da ragazzina fin da quando aveva chiuso i libri di ragioneria, attratta dalla sua vera vocazione. «Per pura curiosità, un’estate mi diedi al volontariato in una casa di riposo a Nave. Fu un’esperienza così coinvolgente che decisi di iscrivermi alla scuola infermieristica». Dedicarsi agli altri, questa la sua missione, portata avanti senza pause per anni.
Messa su famiglia, Sabrina Mazzola nel tempo ha recuperato un altro interesse che le aveva riempito l’adolescenza, quello per lo sport. «Ne ho praticati tanti, spinta dalla voglia di rimettermi sempre in gioco. A 5 anni già facevo atletica leggera, con l’Audaces ho disputato qualche finale nazionale giovanile. Poi c’è stato il calcio: attaccante per natura, finita in porta quando, impegnata negli studi, mi allenavo di meno e mancava un po’ il fiato. Ho anche provato con la pallavolo». Poi, tutto è successo per un gustoso paradosso. «Una decina di anni fa portai mia figlia Alessia in palestra a Provaglio per farle provare il judo. Smise quasi subito, in compenso lo cominciai io, spinta dagli incoraggiamenti del maestro Fabio Cartella.

«Fu amore a prima vista, già dopo la prima lezione fui conquistata dalla bellezza di questa disciplina». Passata al club Capelletti, Sabrina gareggia nella sola categoria permessa alla sua età, quella dei Master, ed è così brava da battere anche quelle più grosse di lei.
«Ero costretta dal fatto che non c’era una categoria per i miei 48 chili, così dovevo gareggiare in quella dei 57». Per ben 3 volte conquista la medaglia di bronzo ai Campionati italiani. Intanto diventa istruttrice e scopre un’altra passione, quella dell’insegnamento per i portatori di handicap, per i quali le arti marziali si rivelano un formidabile strumento di integrazione. L’ultimo frammento di una vita serena risale al 15 febbraio 2020, data che nessuno di noi dimenticherà, quella dell’ultimo San Faustino prima del Covid. «Ero felice, a Montichiari vinsi la prima gara dell’anno». Poi l’inferno. La Mazzola è un’agonista nata, la lotta alla pandemia nelle trincee del Civile però diventa presto impari. Pochi, specie all’inizio, gli strumenti contro un nemico sconosciuto e invisibile.

«È stato straziante per noi tutti vedere spegnersi tante vite - ricorda con amarezza -, ogni giornata si concludeva con un insopportabile fardello di sofferenza. La notte non dormivo e l’indomani mi aspettava altro dolore. Una volta pensai di essermi ammalata anch’io, non riuscivo più a muovere le gambe. Invece era una crisi di disidratazione, non avevo avuto il tempo di bere un goccio d’acqua per tutta la giornata. Però non mi sono mai sentita sola. La famiglia mi è stata vicina e anche i compagni di squadra mi chiamavano spesso».
Credente e praticante, Sabrina rivela: «A un certo punto ho sentito arrivare dall’alto una forza sconosciuta. Mi ha trasmesso una vitalità e un coraggio che neppure io immaginavo di avere». Ci sono voluti quasi tre anni e anche se l’emergenza sanitaria non è del tutto alle spalle, Sabrina nel 2022 potrebbe tornare a una vita normale, ne ha tutto il diritto. Invece la sua mente è ancora lì, come succede spesso ai sopravvissuti.

La palestra da tempo ha riaperto i battenti, alla Capelletti la aspettano, lei non si sente pronta. Ancora troppi i fantasmi da scacciare, e poi pesano la lunga inattività e il sospetto di avere smarrito il talento. A settembre Mazzola, a 53 anni, si impone di tornare, intuendo che il judo per lei può rappresentare la migliore medicina. Ed è proprio così. Eccola ai campionati italiani, e nella finale Contro Francesca Gardini le bastano 30 secondi per vincere per ippon. Nell’occasione, le viene anche assegnata la cintura nera terzo dan. Una medaglia d’oro che le restituisce la voglia di combattere e di sorridere alla vita. «Quanto tutti noi abbiamo passato non si cancella, però bisogna andare avanti. Nel rispetto verso se stessi e verso gli altri». E noi non dobbiamo dimenticare chi ha affrontato e vinto per noi una guerra implacabile.
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