In fondo era quello che desiderava, lo sognava da ragazzina fin da quando aveva chiuso i libri di ragioneria, attratta dalla sua vera vocazione. «Per pura curiosità, un’estate mi diedi al volontariato in una casa di riposo a Nave. Fu un’esperienza così coinvolgente che decisi di iscrivermi alla scuola infermieristica». Dedicarsi agli altri, questa la sua missione, portata avanti senza pause per anni.
Messa su famiglia, Sabrina Mazzola nel tempo ha recuperato un altro interesse che le aveva riempito l’adolescenza, quello per lo sport. «Ne ho praticati tanti, spinta dalla voglia di rimettermi sempre in gioco. A 5 anni già facevo atletica leggera, con l’Audaces ho disputato qualche finale nazionale giovanile. Poi c’è stato il calcio: attaccante per natura, finita in porta quando, impegnata negli studi, mi allenavo di meno e mancava un po’ il fiato. Ho anche provato con la pallavolo». Poi, tutto è successo per un gustoso paradosso. «Una decina di anni fa portai mia figlia Alessia in palestra a Provaglio per farle provare il judo. Smise quasi subito, in compenso lo cominciai io, spinta dagli incoraggiamenti del maestro Fabio Cartella.



