Vinatzer la combina grossa, per Franzoni il sogno sfuma sul più bello

Da cosa partire, dopo una giornata così, con un sogno a lungo cullato e poi svanito sul più bello? Il risultato dice settimo posto ed è senza dubbio un po’ deludente. La pista Stelvio di Bormio però ci dice che Giovanni Franzoni è sempre più super. Se l’Italia arriva anche solo ad aspirare ad una medaglia pure nella combinata a squadre il merito è quasi esclusivamente del fuoriclasse di Manerba, che rimane però di stucco. Dopo aver fatto segnare il miglior tempo nella discesa il compagno di team Alex Vinatzer non riesce a gestire attesa e pressione in slalom con una manche deficitaria.
Le distanze
Il mix dice settimo tempo a 1’22 dall’oro – ancora degli svizzeri, ancora con Von Allmen, stavolta grazie ad un grande Tanguy Nef – e 23 centesimi dall’argento ex aequo. Due decimi (e poco più), come sabato in discesa: difficile dire quali restino maggiormente sullo stomaco, perché almeno l’altro giorno dividevano per Franzoni l’Eden dal Paradiso, mentre stavolta sono la differenza tra il giorno e la notte. La differenza tra la seconda medaglia in due gare olimpiche e un risultato fra tanti. Anche con una prestazione non comune.
La squadra
Lo sport ci insegna il valore della squadra, del si vince e si perde insieme. Ma quando la squadra non è da undici come nel calcio, bensì solo da due come nella combinata a squadre di sci, allora le proporzioni difficilmente rimangono ancorate al politico «50 e 50». Non si tratta di gettare la croce addosso a Vinatzer, ma è chiaro che lo specialista altoatesino – mancando l’appuntamento con la medaglia nonostante un margine di 1’’61 sulle due coppie d’argento (Austria 1 con Vincent Kriechmayr-Manuel Feller e Svizzera 1 con Marco Odermatt-Loic Meillard) – non è stato all’altezza per sua stessa ammissione di un Franzoni francamente mostruoso. Anche più della straordinaria discesa di sabato che l’ha portato nella ristretta cerchia dei mostri sacri della velocità, con quell’argento (davanti a Paris) che profuma di leggenda.
Il miglior tempo
Ieri Giovanni Franzoni ha piazzato ancora più in alto l’asticella col miglior tempo nella manche di sua competenza nonostante un problema muscolare non da poco alla schiena. Al parterre della Stelvio, quando dopo il «legno» nella libera rabbiosamente lo svizzero Marco Odermatt aveva piazzato la zampata, tutti pensavano che fosse un tempo inattaccabile. Tutti, non Giovanni Franzoni che s’è migliorato nella diagonale sulla Carcentina ed è stato un missile negli ultimi due intertempi, tanto da rifilare almeno quattro decimi a tutti i concorrenti veloci, Odermatt compreso. Facendo intendere – a parole, con il conforto del cronometro – che l’altro giorno poteva veramente ambire all’oro.
La speranza
Il sogno d’oro è durato circa due ore e mezza, il tempo tra la fine della discesa e lo slalom. Dopo la straordinaria manche tra i pali stretti dell’elvetico Tanguy Nef (in coppia con Von Allmen) è parso chiaro che il tandem Franzoni-Vinatzer non potesse più ambire al gradino più alto del podio. Ma tra una Francia non così competitiva (Noel non ha guadagnato abbastanza) e un Meillard non così super in slalom, la medaglia pareva alla portata essendoci 99 centesimi di spazio per inserirsi. Invece la tensione ha stretto in una morsa le gambe di Vinatzer, naufragato con un 18esimo e terzultimo tempo parziale che suona come una condanna sui sogni di bis di Franzoni.

Alla fine i migliori azzurri sono stati Dominik Paris e Tommaso Sala, quinti confermando la prestazione del capitano azzurro in discesa (a 59 centesimi da Franzoni). Quattordicesimi Mattia Casse (era dodicesimo) e Tommaso Saccardi, peggio è andata a Tobias Kastlunger che nemmeno è partito dopo l’uscita di Florian Schieder. A guardare i tempi dello slalom, Sala ha preso 95 centesimi da Nef contro l’1’’64 accusato da Vinatzer. A coppie invertite sarebbe stata un’altra medaglia (d’argento) per Franzoni. Ma, come lui stesso ha detto, con i se e con i ma la storia non si fa. Non in combinata, non ieri. Ma c’è ancora domani.
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