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CICLISMO

Giro d'Italia, il «brigante» australiano Hindley espugna il fortino del Blockhaus


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15 mag 2022, 18:01

L'australiano Jai Hindley, dopo uno sprint ristretto ha vinto la nona tappa del Giro d'Italia di ciclismo, da Isernia ai 1.665 metri d'altezza del Blockhaus (Pescara), lunga 191 chilometri.

L'uomo che contese a Tao Geoghegan Hart la vittoria del Giro in versione autunnale datato 2020 - conquistando tra l'altro la vittoria nella tappa dello Stelvio - ha sfoderato le doti da scalatore e al termine di una tappa che ha visto i corridori affrontare oltre cinquemila metri di dislivello ha trovato la forza di spuntarla nella volata finale, nel corso della quale ha cercato di dire la sua anche Domenico Pozzovivo (Intermarché), protagonista di una frazione maiuscola, considerati anche i suoi 39 anni, e ottimo sesto di tappa e ottavo in classifica assoluta. «Posso fare la classifica, le gambe ci sono» ha commentato soddisfatto della prestazione di giornata ai microfoni di Ettore Giovannelli della Rai.

Il corridore australiano della Bora-Hansgrohe - ora quinto nella generale a 20" da Lopez - si è imposto in volata sul francese Romain Bardet (Team DSM, terzo assoluto nella classifica per la rosa a 14 secondi dal vertice) e sul colombiano Richard Carapaz (Ineos Grenadiers, quarto nell'assoluta a 15 secondi). Lo spagnolo Juan Pedro Lopez Perez (Trek-Segafredo) riesce a conservare la maglia rosa con un vero e proprio sprint nel finale. Ma ora deve tenere gli occhi fissi al cronometro: Almeida (Uae Emirates, oggi quinto) è a 12 secondi da lui. 

Alle spalle del «canguro», come in stagioni lontane venivano chiamati i ciclisti del down under, all'epoca ancora presenze esotiche nel mondo dei grandi giri, oltre a Carapaz - tra i favoriti sulla carta a inizio corsa rosa - e Bardet, troviamo Miguel Landa: lo spagnolo, capitano della Bahrain-Victorius, la squadra di Sonny Colbrelli, ha retto fino a poche centinaia di metri dall'arrivo, poi sovrastato dai watt liberati dal terzetto di testa, ma si piazza comunque quarto: quanto basta per conservare il settimo posto nella classifica generale a 29 secondi dal connazionale in rosa.

Uno Squalo in vetta

Ma l'altro eroe di giornata si chiama Vincenzo Nibali: lo Squalo dello Stretto che solo all'arrivo di Messina ha annunciato il suo ritiro dalle corse a fine stagione ha dimostrato di essere ancora combattivo e ad altissimo livello. In fuga con il gruppetto di testa lungo la massacrante ascensione del Blockhaus, ha chiuso staccato di 34 secondi al settimo posto, scalando - è il caso di dirlo - 16 posizioni nella classifica generale, che ora recita per lui il numero 13, con un distacco importante da Lopez (poco più di 3 minuti), ma comunque in odore di top-ten.

A chi va male

Male il padrone di casa, tanto atteso sulle strade abruzzesi, Giulio Ciccone, che ha chiuso a oltre 9 minuti dal vincitore di tappa, ancora fuori condizione dopo un avvio di stagione segnato dai malanni.

Male pure Simon Yates, crollato dopo il successo nella crono della seconda tappa: il britannico è arrivato in vetta al Blockhaus solo dopo 11 minuti dal «colono» australiano. Quasi un contrappasso della storia.

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Perché si chiama Blockhaus?

E a proposito di storia, è curiosa quella alla quale si deve il nome della cima che ha fatto da traguardo alla tappa odierna, così estranea nella sua teutonica asprezza al contesto dell'appennino della Maiella abruzzese. Il nome fu affibbiato da un ufficiale dei bersaglieri di origini austriache di stanza al forte di pietra che sorgeva un tempo sulla vetta, terra battuta dopo l'Unità d'Italia dai briganti, e del quale ora si colgono solo i resti dei basamenti: «casa di pietra», in tedesco, per l'appunto. Come a dire che, probabilmente senza averne contezza, il «brigante» Hindley, venuto da lontano, ha espugnato un fortino nel cuore dell'Abruzzi.

Domani giornata di riposo, prossimo appuntamento fissato per martedì con la decima tappa, la Pescara-Jesi di 196 chilometri.

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