Magia Franzoni, Edalini: «Finalmente, adesso per i Giochi si sogna»

Sono i numeri a dare la portata storica del successo e della crescita di Giovanni Franzoni. Perché se a livello assoluto l’ultima gioia bresciana in Coppa del Mondo era di quasi 10 anni fa (nella discesa femminile di La Thuile del 20 febbraio 2016 la storica doppietta con la vittoria di Nadia Fanchini e il terzo posto di Daniela Merighetti, tra loro Lindsey Vonn), per un successo al maschile – l’unico fino a ieri – bisogna tornare addirittura indietro di quattro decenni. Allo slalom di Madonna di Campiglio del 18 dicembre 1986, vinto da Ivano Edalini.
L’orgoglio
Non più un unicum, con l’incantesimo rotto da Franzoni nel tempio di Wengen. «Questo era un record di cui non andavo tanto fiero, perché il fatto di essere stato l’unico bresciano a vincere in Coppa del Mondo la vedevo come una cosa negativa. Ricordo tutto di quel giorno, battei Stenmark: se è così, deve andarti tutto bene. Meno male che ora ce la fatta questo ragazzo: è bravissimo, aveva già dato ottimi segnali e finalmente ha raccolto un successo».

Pressioni
Se nel femminile l’epopea Fanchini-Merighetti aveva garantito più di un decennio ad alti livelli, nel maschile Brescia era ferma da troppo. Col podio in Val Gardena, Franzoni aveva riportato un podio a 27 anni dal velocista dalignese Luca Cattaneo, ora questa vittoria che fa tornare indietro agli anni ’80.
«Franzoni è sempre stata una promessa e questo è un bel biglietto da visita per le Olimpiadi, quando si gareggerà a Bormio: non ha forse il contorno di Wengen e Kitzbühel, ma la Stelvio è una pista altrettanto difficile. Avrà forse maggiore pressione ora, ma quella fa parte del gioco».
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