Quando le Formula 1 rombavano. «Oggi purtroppo, con i motori in parte termici, in parte elettrici, il rumore non è più quello di una volta», dice Emerson Fittipaldi, due volte campione del mondo, nel 1972 e nel 1974, e amico di Bruno Giacomelli, del cui libro «Continuavano a chiamarmi Jack O’Malley» ha voluto essere testimone alla presentazione di giovedì sera al Museo delle auto storiche di Sant’Eufemia.
L’incontro era organizzato dall’Associazione culturale Mino Martinazzoli e Aldo Moro nell’ambito della rassegna Castenedolo Incontra.
Qualità
«E tuttavia – ha aggiunto Fittipaldi, due volte vincitore a Indianapolis, nel campionato Cart – il mito della Formula 1 non muore, perché “when the green flag drops, the bullshit stops”, quando si abbassa la bandiera, non ci sono più storie, la gara è gara, il più bravo vince. Tanto che, una volta in America, tutti erano pazzi per le corse Indy, due settimane fa invece sono stato a Miami per il Gran Premio vinto Kimi Antonelli davanti a Lando Norris e posso dire che oggi gli americani seguono la Formula 1 con più interesse rispetto alle corse negli ovali».
Nel 1972 Fittipaldi divenne il più giovane a vincere il titolo mondiale piloti, un record poi superato da Fernando Alonso e, successivamente, da Lewis Hamilton e Sebastian Vettel. Oggi quel primato è ulteriormente messo in discussione da Kimi Antonelli.
«Un pilota bravissimo – osserva Fittipaldi -, lo seguivo già quando correva con i kart. Conosco bene la sua famiglia, il padre Marco ha gareggiato nel campionato italiano Superturismo e nell’European Touring Car Championship ed è stato istruttore di mio figlio Emmo jr con la F4».

Ipotesi
Ma Kimi può diventare campione del mondo? «Di sicuro George Russell, suo compagno di squadra alla Mercedes non dorme sonni tranquilli... Kimi ha il potenziale per vincere il Mondiale, poi se riuscirà o meno è un’altra storia».
Fittipandi racconta poi della sua e di quella della sua famiglia. E del rapporto con il papà. «Mio padre, Wilson sr (Wilson è anche il fratello primogenito di Emerson, ndr) era un giornalista e commentava in diretta le corse automobilistiche alla radio in Brasile. Faceva un punto di onore del fatto di non comportarsi mai da tifoso quando correvo. Gli amici lo rimproveravano: tuo figlio vince e non mostri alcun trasporto particolare. Poi nel 1972, quando a Monza, arrivando primo, conquistai il titolo Mondiale, gli ultimi tre giri perse il controllo e si mise a urlare: Fittipaldi campeão do mundoooo. Fu l’unica volta in cui si lasciò andare. Ho risentito quel nastro dieci anni dopo, ovviamente in diretta non avevo potuto ascoltarlo: la sua bella voce, il suo entusiasmo, è stata una bella emozione».
La mamma
«Mamma si preoccupava quando correvo e così, nel 1996, allorchè finalmente smisi, dopo un brutto incidente nella Michigan 500, una gara Indy, tirò un sospiro di sollievo. Una decina di anni dopo, a sessant’anni fui invitato in Sudafrica a disputare una corsa di Gran Prix Masters riservata a vecchi piloti di Formula1. Non ero sicuro di voler correre e la mattina prima della gara, decisi di chiamarla per avvertirla e sentire che ne pensava. Mi ascoltò per um momento e poi disse: va bene, però...vinci! Arrivai secondo dietro a Nigel Mansell».



