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L’ex pilota di F1 Giacomelli: «Il mio percorso eccezionale in un libro»

Il bresciano, soprannominato Jack O’Malley, ripercorre la carriera: «Quel ritiro negli Usa resta il mio rimpianto»
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

Bruno Giacomelli al Giornale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Bruno Giacomelli al Giornale di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

«Perché un libro? Perché ci pensavo da tanti anni, perché lo fanno un po’ tutti e perché il mio percorso è stato più unico che raro». Non esagera, Bruno Giacomelli, perché nell’epoca degli sportivi predestinati (Andrea Kimi Antonelli, per restare nell’ambito), l’ex pilota di Formula 1 – nato a Poncarale e di casa a Roncadelle – ha avuto una parabola che definire da film è poco.

Ricordi

«Il motorsport è difficile – dice Giacomelli, oggi 73enne – perché oltre all’individuo c’è di mezzo l’affidabilità della vettura. Fino alla Formula 1 ho fatto grandi risultati perché non c’era quel problema, in F1 è stata dura perché sono capitato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Sono il pilota che ha fatto più Gp con l’Alfa Romeo nella storia, anche più di Fangio e Farina. Ma non sono riuscito a vincerne nemmeno uno. Perché l’esperienza di quell’auto durò solo tre anni, pochissimo per poter restare al passo dei regolamenti».

Questo e tanto altro è nella sua autobiografia «Bruno Giacomelli-Continuavano a chiamarmi Jack O’Malley», riferimento scherzoso al nome pronunciato dagli inglesi durante la sua esperienza in Gran Bretagna alla scuola piloti. Il libro sarà presentato anche giovedì prossimo (14 maggio) alle 19 al Museo Auto Storiche di Brescia alla presenza anche del due volte iridato Emerson Fittipaldi.

«Nel libro si parla soprattutto del mio percorso, dalle mie origini. È stato eccezionale, siamo in pochi ad averlo fatto: sono arrivato alle corse a 19 anni, prima lavoravo, sono passato dal motocross con un cinquantino da me costruito, ho fatto anche quattordici mesi da militare nel 1972 quando avevo già iniziato con la Formula Ford, facevo l’autiere e insegnavo scuola guida sui camion. Ma se l’ho fatto, significa che era possibile».

Strada

La carriera gli ha dato il titolo italiano nel ’75, quello inglese Shell nel ’76, il campionato europeo di Formula 2 nel ’78 detenendo il record di successi in una stagione (8 su 12). Il rimpianto resta però uno, come già detto. Non aver mai vinto una gara in Formula 1. Soprattutto l’ultima del Mondiale 1980, negli Stati Uniti, sul circuito di Watkins Glen, quando partì dalla pole, era in testa e fu costretto al ritiro per una bobina bruciata che spense il motore a pochi giri dal termine.

«È una cosa difficile da dimenticare. Purtroppo il nostro sport è difficile proprio perché la componente meccanica è impattante».

I nostri tempi

Infine, un viaggio ai giorni nostri. Bruno Giacmelli è sempre stato molto critico sulle corse moderne. E non cambia il giudizio sulla Formula 1 attuale. «Non mi piace, il nuovo regolamento è stato introdotto per aumentare la spettacolarità ma non è riuscito nemmeno un quarto di quello che si sperava. È troppo diversa dai miei tempi e il pilota conta sempre di meno».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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