Kimi Antonelli a Castrezzato: ritorno alle origini tra kart e selfie

La sorpresa delle sorprese, in un pomeriggio qualunque di marzo. Andrea Kimi Antonelli, pilota Mercedes di Formula 1 e fresco vincitore del Gran premio di Cina, si è presentato oggi all’Autodromo di Franciacorta a Castrezzato insieme al papà Marco per seguire da vicino il proprio team di kart, Akm Motorsport. Un arrivo in punta di piedi, senza clamore. Nessun annuncio, nessuna passerella. Solo il rumore dei motori, l’odore della benzina e quell’atmosfera che per Kimi non è mai cambiata davvero.
Emozione
Perché, prima dei riflettori della Formula 1, c’è stato tutto questo. Con quel sorriso ormai familiare a tutti, lo stesso che domenica scorsa ha accompagnato il ritorno dell’Italia sul gradino più alto di un podio di un pilota italiano di Formula 1, vent’anni dopo l’ultima volta di Giancarlo Fisichella il 2 aprile 2006, con la Renault, nel Gran Premio di Malesia.
«Ci mancavano questi odori», racconta un sorridente Marco Antonelli, mentre il figlio diciannovenne si concede senza risparmiarsi; autografi ai più piccoli, strette di mano, selfie con chiunque lo chieda e qualche cappellino brandizzato Mercedes, distribuito ai bambini con la naturalezza di chi non ha dimenticato da dove è partito. Sempre al suo fianco il padre, presenza costante dentro e fuori dalla pista.

Le immagini della sua reazione composta, quasi incredula, dopo la vittoria sul circuito di Shanghai hanno fatto il giro del mondo. Ma dietro quella calma apparente si nasconde molto di più. La domanda è inevitabile: cosa ha provato in quei momenti? «Quello che ha provato tutta l’Italia, credo. Una reazione composta, ma dentro l’emozione era tanta». Difficile dargli torto. Del resto, vedere un figlio vincere la sua prima gara in un Mondiale di Formula 1 non è cosa da tutti i giorni. Un successo che pesa anche in classifica e porta Kimi a quattro punti dal compagno di squadra George Russell, confermandosi non più come una sorpresa, ma come una realtà concreta del Mondiale.
Naturalezza
Eppure, a guardarlo passeggiare tra i kart, parlare con i ragazzi, osservare da vicino il lavoro del suo team, sembra ancora uno di loro. Nessuna fretta, nessuna superiorità. Solo attenzione, curiosità e quel legame profondo con la base del motorsport che continua a essere il suo punto di riferimento. Perché è da qui che tutto parte. Ed è qui che, ogni tanto, vale la pena tornare.
Il prossimo impegno per Antonelli sarà già un banco di prova importante, a Suzuka, in Giappone il 29 marzo dove sarà chiamato a confermare quanto di buono fatto vedere fin qui. La pressione inevitabilmente crescerà, così come le aspettative. Ma la sensazione, vedendolo a Castrezzato, è che Antonelli abbia già trovato il suo equilibrio. Tra la dimensione del campione che sta diventando e quella del ragazzo che non ha mai smesso di sognare.
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