Discovery Kenya riparte da Kaptagat: allenamenti e talenti a 2300 metri
La seconda tappa del Discovery Kenya organizzato da Rosa e Associati riparte da Kaptagat, dopo le emozioni della prima giornata vissuta con il cross country.
L’allenamento in quota
Oggi si sale fino a quota 2300 metri, con l’aria che si fa più sottile e accompagna l’inizio della nostra giornata. La sveglia suona presto: è tempo di seguire l’allenamento mattutino di un gruppo di atleti. Si parte piano, poi il ritmo cresce e i runner scorrono leggeri sulle iconiche strade rosse, intervallate da tratti asfaltati e circondate da distese verdi che sembrano non finire mai. Il paesaggio è immobile, quasi sospeso. Loro no. Loro volano. Corrono per oltre un’ora, superando i 14 chilometri, con una naturalezza che colpisce. Lo sguardo è fisso, concentrato, di chi sa che ogni giorno è chiamato a dare tutto. La fatica c’è, si vede, si percepisce, ed è accettata come parte del lavoro. Qui allenarsi è un atto quotidiano, ripetuto, senza scorciatoie. Terminata la sessione, ci si ferma in un punto panoramico affacciato sulla Rift Valley. E qui il fiato manca davvero.

Guardare in basso toglie il respiro, ma è l’immensa distesa verde della spaccatura africana a imprimersi negli occhi e dentro. Uno spazio enorme, silenzioso, che lascia un’emozione difficile da spiegare.
Si riparte poi lungo la strada che riporta al training camp maschile di Kaptagat, una delle strutture volute con forza dal dottor Gabriele Rosa.
I lavori sono iniziati nel 2010, l’inaugurazione è arrivata nel 2012. Qui risiedono stabilmente circa venti atleti élite, con un’età compresa tra i 20 e i 35 anni. La loro routine quotidiana è semplice, essenziale: allenamento al mattino, recupero, pranzo, fisioterapia e una seconda seduta nel pomeriggio. Le giornate scorrono veloci, tutte simili, costruite attorno a un unico obiettivo.
È probabilmente il più importante tra i training camp realizzati negli anni dal dottor Rosa. Una struttura in stile inglese, immersa nel verde, pensata per favorire il gruppo e offrire agli atleti tutto ciò che serve per preparare al meglio le competizioni, sotto la guida tecnica di Nicholas Koech, ex atleta Rosa e Associati.
Il ricordo

«Quando è stato costruito questo camp tutto questo verde non c’era – osserva Giuseppe Picotti di Rosa Associati –. È una struttura che comprende tutto ciò che serve all’atleta: camere, cucina, palestra, sala per la fisioterapia. È frutto di un investimento importante, è il luogo dove oltre ad allenarsi, gli atleti fanno gruppo». Girando l’angolo della struttura, il passo rallenta quasi in automatico. Davanti si apre il murales dedicato a Samuel Wanjiru, medaglia d’oro ai Giochi di Pechino 2008 con il record olimpico di 2h06'32", tragicamente scomparso tre anni dopo. Il suo sguardo sembra ancora osservare queste distese, questi atleti, questa vita che scorre lenta, dove la fatica è cultura, disciplina e futuro.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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