Le zampe slanciate, le grandi orecchie e il mantello maculato possono farlo sembrare un gatto dall’aspetto insolito. Il serval, però, è un felino selvatico, con esigenze e comportamenti propri di un predatore. La vicenda dei due esemplari confiscati ad Adro offre l’occasione per conoscere questo animale e chiarire una questione: in Italia non è consentito tenerlo come un comune animale da compagnia.
Un felino delle savane africane
Il suo nome scientifico è Leptailurus serval, ma è conosciuto anche come gattopardo africano. Ha una testa piccola, una coda corta e un mantello giallo fulvo segnato da macchie e striature nere. Un adulto può pesare tra 7 e 18 chilogrammi e raggiungere i 60 centimetri di altezza alla spalla.
Il suo ambiente è quello delle savane africane, soprattutto dove l’erba alta e la presenza d’acqua offrono riparo e abbondanza di prede. Le lunghe zampe gli permettono di muoversi nella vegetazione, mentre le grandi orecchie e l’udito acuto lo aiutano a individuare gli animali nascosti. Conduce un’esistenza prevalentemente solitaria.
Come caccia e di cosa si nutre

I piccoli roditori sono le sue prede principali, ma la dieta comprende anche uccelli, rettili, rane e insetti. La sua tecnica di caccia è spettacolare: localizzata la preda, compie un balzo e ricade su di essa con le zampe anteriori. È capace anche di catturare uccelli in volo, saltando oltre due metri in altezza. È attivo soprattutto nelle ore crepuscolari, ma può cacciare anche di notte.
Nato in cattività non significa domestico
Un serval allevato dall’uomo conserva gli istinti della propria specie. La familiarità con le persone non equivale alla domesticazione e non cancella le sue esigenze di movimento, caccia e gestione del territorio. Non va inoltre confuso con il Savannah, che deriva dall’incrocio tra un serval e un gatto domestico.
Questa distinzione conta anche sul piano giuridico: il divieto italiano riguarda espressamente anche gli animali nati e allevati in cattività. Non dipende, quindi, dal fatto che il singolo esemplare appaia docile o sia abituato a vivere con una famiglia.
Cosa prevede la legge italiana
Il serval rientra tra gli animali considerati pericolosi per la salute e l’incolumità pubblica, la cui detenzione è vietata. Il quadro normativo comprende l’elenco del decreto ministeriale del 19 aprile 1996 e il decreto legislativo 135 del 2022: l’articolo 4 vieta la detenzione delle specie selvatiche pericolose, includendo gli esemplari nati in cattività.

Sono previste eccezioni per specifiche strutture e attività, alle condizioni stabilite dalla normativa: fra queste, giardini zoologici dotati di licenza e determinati centri di accoglienza degli animali sequestrati o confiscati. Non si tratta di un’autorizzazione ordinaria a ospitare un serval nel giardino di casa.
I documenti non bastano
Il serval è inoltre inserito nell’Appendice II della Cites, la convenzione che disciplina il commercio internazionale delle specie protette, e nell’Allegato B della normativa europea. Le regole sul commercio e quelle sulla detenzione operano su piani diversi: la documentazione sulla provenienza dell’animale non supera il divieto italiano di tenerlo come animale da compagnia.
Per la violazione del divieto, l’articolo 14 del decreto legislativo 135 del 2022 prevede l’arresto fino a sei mesi oppure un’ammenda da 20mila a 150mila euro. La normativa dispone inoltre la confisca degli esemplari anche quando non viene pronunciata una condanna penale: una conseguenza distinta dalla pena, che impedisce di continuare a detenere l’animale illegalmente.



