A Brescia vivono 22.336 cani e 14.364 gatti

I numeri ufficiali di Ats Brescia parlano per la città di 22.336 cani iscritti in anagrafe e di 14.364 gatti dotati di chip. Numero che però potrebbe essere raddoppiato nella realtà, perché fino al 2020 non c’era l’obbligo di procedere con questa pratica di identificazione. Animali d’affezione che sono sempre più considerati parte della famiglia.
«Basti considerare – spiega l’assessore all’Ambiente Camilla Bianchi – che a fronte di 120 aree gioco per bambini vi sono ben 48 aree cani, e registriamo un crescendo di richieste». Ma oltre alla dedizione e alla cura si registrano anche le esagerazioni. Come l’eccesso di umanizzazione delle bestiole, attribuendo caratteristiche positive a comportamenti che invece non ne hanno. I tempi sono decisamente cambiati rispetto al passato: oggi cani e gatti devono essere considerati esseri senzienti con esigenze specifiche legate alla loro etologia, che non possono essere modellate a seconda delle necessità dei loro proprietari.
Ecco perché serve molta più consapevolezza nelle scelte di prendere un cane o un gatto in famiglia, non seguendo le mode, non capendo i segnali di malessere che le bestiole trasmettono, o fraintendere certi loro comportamenti.
Lo afferma l’Ordine dei veterinari, per voce del presidente, Giovanbattista Guadagnini, nel presentare i tre incontri promossi insieme al Comune per agevolare i proprietari di cani e gatti a gestire in salute i loro amati quattrozampe. Uno degli errori che si trovano più frequentemente ad affrontare i «dottori degli animali» è costringerli ad adattarsi ai nostri ambienti, o pensare che la nostra socialità sia la stessa che le bestiole hanno nel loro Dna, sbagliando. O dall’altro lato si danno a cani e gatti spazi che non competono loro.
Senza considerare quei comportamenti «umani» che danno invece fastidio alle bestiole, come ad esempio toccare un cane sulla testa, o fissarlo con lo sguardo, atteggiamento che «Fido» considera di sfida. Anche lo sbadiglio, il leccarsi le labbra o lo scodinzolare sono comportamenti che denotano stress. O non capire che se un gatto continua a leccarsi il pelo o la fa fuori dalla lettiera ci sono problemi da non sottovalutare. Senza contare che anche l’ambiente in cui uomo e gatto vivono devono essere a misura di felino, «perchè non sono pelouche, ma hanno bisogno di poter correre, saltare, stare in alto, o nascondersi tra i vestiti in un armadio».
Alimentazione
Altra problematica che i veterinari ultimamente si trovano ad affrontare è quella dell’alimentazione, come pretendere che cani e gatti mangino cibi vegani o al contrario, carne cruda; o ancora il voler eliminare ciò che è «chimica», come farmaci o antiparassitari, salvo poi ritrovarsi con le bestiole piene di pulci o zecche e con malattie dovute a queste presenze. «Serve insomma alfabetizzare i proprietari per renderli più consapevoli».
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