A Brescia ci sono sempre meno cani randagi

Sensibilizzare la società sul tema dell’abbandono dei cani favorendo invece le adozioni. Questo lo spirito che animò un’attivista americana per i diritti degli animali ad istituire la Giornata mondiale del cane, nel 2004, scegliendo il 26 agosto quale data perché giorno in cui lei adottò la sua cagnolina.
Un tema che torna di stretta attualità ogni estate, anche se i numeri forniti da Ats Brescia, l’ente preposto al controllo sul fenomeno, parlano di dati in calo: dai 2.087 cani vaganti del 2013 si è scesi a 925 del 2024, mentre, come spiega Claudia Nassuato, direttore del Servizio Sanità Animale, «si è incrementato l’accesso agli sportelli del canile per il rilascio di passaporti per animali che accompagnano i proprietari nelle vacanze estive».
I cani che risultano iscritti all’Anagrafe nazionale degli animali d’affezione nel distretto di Ats Brescia sono 193.628; quindi si può pensare che raggiungano facilmente i 250mila unendo i dati di Ats della Montagna. Dei 925 cani «vaganti» che Ats ha recuperato, ben 670 sono stati restituiti ai proprietari, grazie al microchip, per una percentuale pari al 72%. L’80% dei cani non identificati ha trovato nuove famiglie, gli altri sono stati affidati ai canili rifugio presenti nel Bresciano. E per le politiche e le attività di gestione degli «Animali in città» Ats Brescia ha anche ricevuto da Legambiente, un premio, per il quinto anno consecutivo.
Il fenomeno
L’obbligo dei microchip, quindi, pare dare i frutti sperati ma c’è anche un altro lato della medaglia evidenziato dalla presidente dell’associazione Le Muse di Rezzato, Silvia Campora, che evidenzia un aspetto: «È vero, i cani vengono abbandonati di meno perché con la loro identificazione tramite chip i padroni vengono sanzionati, ma sono cresciute esponenzialmente le cessioni di proprietà da parte di persone che sostengono di non potersi più occupare dei loro amici a quattro zampe e quindi li affidano a noi dei canili e delle strutture rifugio. Ci arrivano richieste quotidiane in questo senso».
Tra i casi rientrano separazioni, sfratti esecutivi, morte dei proprietari con eredi che non possono occuparsi dei cani, e altre motivazioni che - a volte - sembrano essere scuse. «Il problema riguarda soprattutto i cani di grossa taglia - continua Campora - che vanno educati quotidianamente: i padroni dovrebbero seguire percorsi di formazione. Se non vi partecipano non riescono a gestire quei cani. Per i molossi anche noi dei canili dobbiamo rivolgerci a strutture specializzate per il loro stallo e gestite da educatori qualificati, che hanno anche costi rilevanti». L’adozione di un cane non è mai, quindi, decisione da prendere a cuor leggero.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
