«Se organizzate un’uscita chiamatemi! Dai che prima di Natale andiamo a mangiarci una pizza e ridiamo un po’». Sorrisi mai accesi: Elena Casanova mercoledì, poche ore dopo il saluto in mensa, era morta. La voce e gli scampoli di memoria ci arrivano da Lucia (nome di fantasia).
Ci mette cinque squilli a rispondere al telefono. «Sì, siamo colleghe. Cioè: eravamo..., ma anche amiche: siamo praticamente entrate insieme qui in Iveco. Era il ’98. Abbiamo lavorato nello stesso reparto. Poi le cose cambiano, ma abbiamo condiviso tanto: entrambe sposate, entrambe mamme, entrambe separate». Vite che scorrono vicine, che sembrano destinate a fluire così, ancora per tanto. E poi: l’imprevedibile. «Una cosa simile non si può pensare - continua Lucia -. Quel "coso", non riesco a chiamarlo persona, non era più con Elena da tempo, l’aveva ospitato qualche giorno durante il lockdown perché la figlia l’aveva mandato via da casa. Elena era troppo buona, non ha saputo dirgli di no. Ma a livello sentimentale, fin dall’inizio non era una relazione che la faceva felice, me lo ha sempre detto. E poi da quando lui l’aveva lasciata non c’era più nulla».
Lucia racconta, la voce prende tanti colori. Descrive la donna che le stava accanto da lontano come "buona come il pane", altruista, sempre pronta ad aiutare. «È stata volontaria in Croce Rossa e anche qui in azienda ha fatto il corso di primo soccorso, era impegnata a Castegnato in un’associazione ambientalista, pensava sempre agli altri. Con l’ex marito aveva un ottimo rapporto». Da qualche tempo Elena Casanova aveva chiesto una ricollocazione per poter assistere la madre 85enne. «Faceva il turno dalle 9 alle 15 perché tutti i giorni andava dalla mamma malata, aveva anche ottenuto la 104».
In azienda i colleghi sono attoniti, ma vogliono essere di sostegno. «Stiamo avviando una raccolta fondi per la figlia Alice e abbiamo già chiesto di poter mettere una panchina rossa rivolta verso il reparto in cui lavorava Elena. Non posso ancora crederci, dovevamo vederci prima di Natale».




