Sebino e Franciacorta

Omicidio di Cologne, il figlio dell'indagato: «L'ho visto martedì, non ho notato nulla»

Il primogenito di Mossali: «Non vivo più con mio padre, ho appreso la notizia soltanto giovedì sera e poi l’ho letta sui giornali»
Simone Bracchi

Simone Bracchi

Giornalista

L'officina di proprietà del presunto omicida - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
L'officina di proprietà del presunto omicida - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Non c’è rabbia. Nemmeno paura o profonda disperazione. Non c’è nulla di tutto questo. Almeno, non guardandolo negli occhi. Lo sguardo è più che altro perplesso, confuso, sicuramente incredulo. È lo sguardo di chi ha appreso soltanto poche ora prima una notizia troppo sconvolgente per essere vera: la notizia del proprio padre, in stato di fermo in carcere, indagato per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dalla distruzione di cadavere e dalla detenzione illegale di armi.

Il primogenito di Cristiano Mossali, impegnato come tutti i giorni al lavoro, ha preferito non dire nulla, «perché al momento ci sono ancora in corso le indagini». Non ha voluto entrare nel merito e non ha nemmeno preso a spada tratta le difese del padre, accusato dell’efferato omicidio di Nexhat Rama, il kosovaro ritrovato carbonizzato nell’auto in fiamme lunedì pomeriggio nella campagna di Cologne.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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