Marco Pedrazzetti: «Ho portato il teatro da Palazzolo fino a Nairobi»

Il direttore artistico del Sociale reduce da una esperienza con i bambini delle periferie più povere del Kenya
Il direttore del Sociale di Palazzolo con i bambini
Il direttore del Sociale di Palazzolo con i bambini
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Laboratori teatrali, recitazione, relazioni, scoperta gli uni degli altri e... tanti sorrisi. Sono questi gli ingredienti dell’incredibile esperienza vissuta da Marco Pedrazzetti, direttore artistico del Teatro Sociale di Palazzolo, che dal 17 settembre al 2 ottobre è stato in Kenya per portare il teatro tra i bambini delle più povere periferie di Nairobi. «La nostra compagnia è affiliata a una rete nazionale che si chiama Utopia, di cui la nostra Francesca Fabbrini (direttrice organizzativa di Filodirame, ndr) è vicepresidente, e al suo interno c’è un gruppo che una dozzina di anni fa ha fatto partire il progetto "Teatri senza frontiere" che ha l’obiettivo di unire diversi attori di varie compagnie italiane per portare il teatro in zone del mondo che vivono in situazioni di povertà estrema».

Pedrazzetti è rimasto colpito dal fatto che i bambini abbiano sempre un motivo per sorridere
Pedrazzetti è rimasto colpito dal fatto che i bambini abbiano sempre un motivo per sorridere

Contraddizioni

Nairobi è una città di contraddizioni: qui vive un terzo dei kenioti, ma se il centro cittadino è moderno, a poco più di mezz’ora di auto si entra nella povertà assoluta, negli «slum» con centinaia di migliaia di bambini, spesso anche orfani, che abitano tra le lamiere accanto a fogne a cielo aperto oppure nelle discariche, dove raccolgono rifiuti per pochi spiccioli. Per alcuni di loro ci sono delle comunità, come la missione del padre lecchese Renato Kizito Sesana. Marco e i suoi sette compagni provenienti anche da Emilia, Marche e Puglia sono stati ospiti della missione dell’associazione Amani che si occupa dei bimbi di strada.

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«Durante le due settimane di attività ogni mattina ci siamo esibiti in spettacoli per i piccoli nelle aree più degradate come la nota Kibera - ha proseguito il palazzolese -. Nel pomeriggio rimanevamo invece in missione per laboratori teatrali con una cinquantina di ragazzi con cui abbiamo imbastito uno spettacolo finale in inglese. Questa esperienza mi ha lasciato tantissimo: questi giovani sono così pieni di vita, non danno nulla per scontato, sono poverissimi ma trovano sempre un motivo per sorridere. Tutto ciò mi ha fatto pensare a quante volte buttiamo via le relazioni e le diamo per scontate, a quanto viviamo con fretta, poiché là il senso del tempo è diverso: ogni situazione viene vissuta in modo assoluto». 

L'incontro

«Il soffermarsi è il succo delle relazioni, che qui avvengono per strada - continua -. Mi ha colpito molto anche il rispetto per l’autorità e specialmente per la scuola e la cultura, vista come unica possibilità di riscatto sociale». Visto che molte famiglie palazzolesi della Scuola d’arti di Filodirame e diversi appassionati locali hanno fatto una donazione per permettere le spese del viaggio, prossimamente il Sociale ospiterà una serata di racconto dell’esperienza.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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