L'ex sindaco di Adro: «Le mie imprese in bici a rischio: oggi è troppo pericoloso»

Lo sfogo dell'84enne Paolo Parzani: «La gamba c'è ancora, ma bisogna fare qualcosa per la sicurezza stradale»
Una delle scalate di Paolo Parzani, il «camoscio di Adro» - © www.giornaledibrescia.it
Una delle scalate di Paolo Parzani, il «camoscio di Adro» - © www.giornaledibrescia.it
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Il «camoscio di Adro» pronto ad apprendere la bicicletta al chiodo? Forse. Paolo Parzani, 84 anni - 74 dei quali passati a pedalare - è stato negli anni Novanta sindaco del borgo della Franciacorta. È poi diventato noto, negli ultimi anni, per avere scalato una dozzina di vette alpine, sempre in sella alla sua storica Legnano del 1954, la due ruote che lo accompagna da quando, ancora ragazzino, consegnava il pane sulle colline dell’Ovest Bresciano.

Le ultime due imprese a settembre, con il Passo San Marco e la Madonna del Corallo, raggiunte nel giro di poche ore. Ora, però, è pronto a dire basta: «La gamba - dice Parzani - c’è ancora e la voglia di certo non mi manca. Andare in bicicletta, per me, è come respirare. Allenarsi sulle strade, però, è diventato troppo pericoloso: bisogna fare qualcosa per la sicurezza stradale, altrimenti il gioco non vale la candela».

Solo nelle ultime settimane sono almeno tre gli episodi che hanno portato Parzani a sfiorare degli incidenti. «Il più eclatante - spiega - pochi giorni fa, sul Sebino: un’autovettura, mi ha urtato con lo specchietto, rischiando seriamente di farmi finire nel lago. Per fortuna sono riuscito a fermarmi per tempo. L’autista? Guardava il cellulare. Dopo avere visto che, sostanzialmente, stavo bene, è scappato».

L’ex sindaco di Adro lancia quindi un appello: «La sicurezza sulle strade è importante e servono controlli, prevenzione e collaborazione, anche dei ciclisti, che a volte si muovono in gruppo, rischiando anch’essi di causare incidenti. Io mi muovo quasi sempre da solo, ma questo non mi ha risparmiato dal rischiare seriamente la vita. Non sono ancora sicuro al 100% di smettere, devo pensarci ancora bene... ma la situazione mi sembra fuori controllo. Ci vuole testa, sia in bici che alla guida di un mezzo a motore. Sia le istituzioni che gli utenti della strada devono fare uno scatto culturale: ne va della vita e della vivibilità dei nostri, splendidi, territori».

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