Stanco ma soddisfatto. Ecco come si presentava ieri sera il dottor Corrado Camerini, medico dell’ospedale Civile ma anche coordinatore del gruppo di soccorso speleologico della Lombardia. È stato lui, in costante contatto con i tecnici in grotta a dettare i tempi e le strategie per riportare Ottavia Piana in superficie.
«L’operazione è partita in salita - spiega - perchè tutti i primi tentativi per togliere dolore alla persona infortunata non hanno funzionato. Ottavia era stremata dal dolore ma è sempre stata presente, rispondeva a tono e ha collaborato per quanto poteva».
Le squadre speleo inviate nella grotta Bueno Fonteno infatti hanno affrontato «due tipi di difficoltà. Una legata alla morfologia della grotta che rendeva difficilissimo il passaggio e l’altra il dolore, insopportabile, che la lesione provocava alla paziente. Non dobbiamo dimenticare infatti che il dolore è un compagno ostico e può provocare altre lesioni».
Nello specifico «bendaggi, immobilizzazione e steccature non hanno prodotto risultati, nessuna delle tecniche adottate toglieva il dolore e quindi abbiamo dovuto avviare una terapia farmacologica importante. Nella grotta da quel momento abbiamo sempre dovuto avere anche medici e infermieri per valutare i dosaggi ed effettuare le somministrazioni». Solo quando la paziente è stata stabilizzata è stato possibile avviare il ritorno: «Normalmente pensiamo a come far passare uno speleologo in un tratto dove non si hanno nè soffito nè pavimento. In questo caso dovevamo capire come far passare una barella insieme ai soccorritori speleo e medici».
Un’operazione già complessa diventa ancora più impegnativa. «Per questo dobbiamo decuplicare tutti i tempi di percorrenza. Uno spostamento che avrebbe richiesto due ore ne ha richieste 20. Ma siamo riusciti a portare a termine anche questa operazione».
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