Sebino e Franciacorta

«Apri la cassaforte o ti spezziamo le gambe»: rapinato nella sua villa il patron della Gefran

Quattro i malviventi entrati in azione a volto coperto lunedì sera a Iseo nell'abitazione di Ennio Franceschetti. Denaro e orologi il bottino
I carabinieri davanti all'ingresso della villa teatro della rapina a Iseo - Foto © www.giornaledibrescia.it
I carabinieri davanti all'ingresso della villa teatro della rapina a Iseo - Foto © www.giornaledibrescia.it

«Se non apri la cassaforte velocemente, c’è il rischio che ti spezziamo le gambe». Sono parole che fanno venire i brividi. Sono le minacce che un gruppo di rapinatori con il volto travisato martedì sera ha rivolto a Lorenzo, il nipote 24enne del patron della Gefran di Provaglio d’Iseo, Ennio Franceschetti, che da circa 4 anni abita con il nonno nella villa di Iseo. Quando i criminali sono entrati in azione, erano entrambi in casa insieme alla colf.

«È stata un’esperienza terribile - spiega Lorenzo, uscito dal cancello dell’abitazione per rispondere alle nostre domande -. Sono stati i 25 minuti più lunghi della mia vita, per fortuna non ci hanno fatto del male». In villa sono entrati in tre, il quarto era fuori a fare da palo. Il loro blitz si è concluso attorno alle 19, quando si sono dati alla fuga con 1.400 euro in contanti e sei orologi, tra i quali alcuni Rolex. «Difficile al momento fare una stima - continua il ragazzo -. Sicuramente per mio nonno è stato un duro colpo da un punto di vista affettivo, visto che alcuni di questi oggetti hanno circa 50 anni. Ma lui è stato forte e coraggioso, chi lo conosce sa perfettamente di che pasta è fatto». Franceschetti, 80 anni, è uno degli imprenditori più affermati della nostra provincia e ancora oggi, nonostante l’età, si reca ogni giorno nell’azienda di famiglia.

Il fatto

Dopo il colpo di settimana scorsa a Calvisano, quella di martedì è la seconda rapina in villa in una settimana sul territorio bresciano. A Iseo i rapinatori non erano armati. Non hanno minacciato i proprietari con una pistola, «ma sono entrati dalla porta di casa - spiega Lorenzo -. Hanno scavalcato la recinzione, percorso il giardino approfittando del buio e, infine, sono entrati dalla porta di sotto. Non era chiusa a chiave. Inizialmente si sono presentati come agenti di polizia e mi hanno detto di posare il telefono. Al momento, anche se avevano il volto coperto, ho creduto alla loro versione da come erano vestiti e da quella radiolina che portavano».

La messinscena è durata poco e i tre delinquenti si sono mostrati per quello che erano. «Mi sembravano organizzati e parlavano perfettamente l’italiano - racconta il 24enne -. Avevamo paura, ma abbiamo sempre collaborato e nessuno ci ha fatto del male».

Le indagini

Sul posto sono intervenuti i carabinieri. «Sono arrivati velocemente - conclude Lorenzo -. e sono rimasti qui qualche ora per svolgere il loro lavoro. Sono stati molto bravi e per questo io e la mia famiglia li ringraziamo». Toccherà loro fare luce su questo episodio e capire se è la stessa banda entrata in azione nei giorni scorsi.

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