Studenti bresciani e il viaggio dentro l’orrore dei lager
È attraversando la distesa in cui i riquadri disegnati sul terreno gelato evocano la presenza di decine e decine di baracche. È stringendosi nel tepore dei loro piumini che sentono il freddo pungente provato da chi, allora, lo affrontava indossando solo una sorta di pigiama.
È osservando i gerarchi immortalati mentre stendono il braccio avanti in segno di saluto, nell’aula di un tribunale in cui vennero chiamati a rispondere dei loro crimini, che intuiscono la protervia dei nazisti. È percorrendo luoghi come il campo di concentramento di Dachau, a pochi chilometri da Monaco, o l’aula 600 e il museo sul processo tenuto a Norimberga 80 anni fa, che un’ottantina di studenti e studentesse degli istituti superiori Bonsignori di Remedello e Madonna della Neve di Adro, hanno potuto dare forma e sostanza a quanto studiato sui libri.
Il viaggio
Il loro viaggio «Dachau@Passages», promosso dal Centro studi per la cittadinanza Iluoghi – guidato da Lorena Pasquini, ricercatrice di Storia dell’integrazione europea all’Università di Pavia e responsabile dell’archivio della Cgil in città, promotrice per oltre vent’anni dei viaggi ad Auschwitz – li ha portati a visitare il primo campo realizzato dai nazisti e divenuto poi modello per tutto il vasto sistema concentrazionario creato negli anni successivi, ma anche la Congresse Halle di Norimberga nel palazzo che fu la sede del partito di Hitler, ora trasformato in un Centro di documentazione, e il palazzo del Tribunale di questa città dove nacquero le note Leggi razziali e antisemite.
E, ancora, il palazzo del Tribunale e l’aula 600 in cui dalla fine del 1945, per 218 giorni successivi, si svolse il processo voluto dalle nazioni vincitrici della guerra nei confronti dei capi del nazismo, dodici dei quali furono poi condannati a morte.
La tappa
I ragazzi e le ragazze bresciane, accompagnati da alcuni professori, hanno anche fatto una tappa all’Università di Monaco, dove nel 1943 alcuni studenti provarono a opporsi al regime con una forma di resistenza nonviolenta affidata a sei volantini – firmati Rosa Bianca – che distribuirono all’ingresso dell’ateneo prima di venir individuati, arrestati e giustiziati.
Un viaggio preparato con diversi approfondimenti, anche in occasione della Giornata della memoria, non solo su alcune figure di deportati nei lager, ma anche sul valore della democrazia e dei diritti, che i giovani hanno espresso alla fine della visita a Dachau, in un momento di riflessioni tenuto nella cappella della chiesa evangelica eretta, accanto a quella per i cristiani e per gli ebrei, poco lontano dalle camere a gas e dai forni crematori.
«Attraversare questi luoghi è diverso dallo studiare la storia sui libri. Entrare nel campo, nelle baracche, osservare le fotografie fa un altro effetto. Vedere quegli uomini così magri, tutti ammassati su quelle tavole di legno chiamate letti, privati di ogni cosa, anche del nome per diventare solo dei numeri, ci ha molto colpiti»: queste le meste parole di Gheorghie, Joseph e Alessandro.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.




