Seimila studenti bresciani hanno abbandonato la scuola negli anni a cavallo del Covid

In linea col dato nazionale che tende a diminuire, ma la fragilità post pandemia non va sottovalutata
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Fuga dalla scuola
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Quasi seimila studenti bresciani hanno lasciato la scuola in tre bienni scolastici: 2.210 su 59.028 nel passaggio dall’anno 2018/2019 al 2019/2020, 1.575 su 59.423 dal 2019/2020 al 2020/2021 e 2.058 su 60.205 dal 2020/2021 al 2021/2022. In termini percentuali si tratta rispettivamente del 3,7%, 2,7% e 3,4%. Dati, sostanzialmente in linea con quelli nazionali e del Nord Ovest del Paese (seppur con la premessa che in Lombardia funziona anche la formazione professionale regionale e quindi non sono esattamente sovrapponibili), che riportano subito a quel 2020 in cui, a seguito del lungo lockdown, il ministero dell’Istruzione emanò una speciale ordinanza sulla valutazione finale degli alunni. Ma se quel provvedimento ebbe l’effetto di ridurre temporaneamente gli abbandoni, dal traumatico periodo della pandemia e dalla diffusa fragilità degli studenti che ne è seguita potrebbero derivare nuovi problemi di dispersione, fenomeno del quale l’abbandono è solo un aspetto accanto a ritardi anche importanti e alla preoccupante «dispersione implicita» attestata dalle prove Invalsi laddove, per esempio, un diplomato dimostra di possedere a malapena le competenze di uno studente di terza superiore.

Brescia e l’Italia

Il numero dei 5.843 studenti che hanno lasciato la scuola in tre bienni scolastici nel Bresciano, quindi, pur essendo una cattiva notizia non è di per sé particolarmente allarmante. Va infatti inserita nella tendenza nazionale alla diminuzione della dispersione, dalla quale peraltro la nostra provincia si era felicemente discostata di circa un punto nell’ambito di una rilevazione longitudinale che ha preso in considerazione gli studenti di tutte le classi delle scuole secondarie di secondo grado dall’anno scolastico 2018/2019 al dicembre del 2021, come ricorda Daria Giunti del Comitato di coordinamento del Progetto provinciale per l’Orientamento, che ha elaborato i dati. Bisogna però vedere quel che accadrà d’ora in poi, ovvero se gli abbandoni continueranno a calare, mentre c’è qualche segnale contrario.

La «fotografia»

Intanto, nel report relativo al Progetto provinciale per l’Orientamento, altri numeri fotografano la dispersione nel Bresciano. Per cominciare, in qualsiasi modo si aggreghino i dati, i tassi d’abbandono dei maschi sono più alti rispetto a quelli delle compagne: nei tre passaggi scolastici considerati, sono 4,53% contro 2,90% (2018/’19-2019/’20); 3,10% contro 2,17% (2019/’20-2020/’21) e 4,17% contro 2,61% (2020/’21-2021/’22). La disparità corrisponde a quella rilevata a livello nazionale.

C’è poi il fattore cittadinanza: gli studenti di origine straniera presentano tassi di abbandono più alti rispetto a quelli con cittadinanza italiana: 9,12% contro 2,95% (2018/’19-2019/’20), 5,8% contro 2,1% (2019/’20-2020/’21) e 7,9% contro 2,7% (2020/’21-2021/’22); ma questi risultano ridotti, di fatto dimezzandosi, quando si passa agli studenti di origine straniera di seconda generazione.

Quali scuole

Ma quali scuole soprattutto perdono studenti? Nei tre passaggi considerati, il tasso di abbandono più contenuto (ma lievemente superiore a quello nazionale) si è registrato nei licei (1,68%, 1,71% e 1,98%). Seguono gli istituti tecnici (3,05%, 2,27% e 3,02%); in questo caso il confronto con il dato nazionale è favorevole a Brescia per i primi due bienni scolastici e di parità nel terzo. Quanto ai professionali, il confronto non può realizzarsi se non aggregando i dati dell’Istruzione professionale e della Formazione professionale. Le percentuali bresciane nei tre passaggi sono 6,04%, 5,03% e 5,73%: superiori rispetto a quelle nazionali e pure - in modo significativo - rispetto agli altri ordinamenti.

«I motivi sono molti - spiega Giunti - ma non dimentichiamo che in realtà questi percorsi sono una grande risorsa contro la dispersione, assorbendo tutti quegli studenti che hanno compiuto una scelta sbagliata e che qui riescono a concludere gli studi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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